Tuesday, April 30, 2013

MARIO BALOTELLI, ADDIO A FANNY NEGUESHA: DI NUOVO SINGLE L'ATTACCANTE DEL MILAN

Ricordate quel famoso spot pubblicitario di una bevanda che conteneva lo slogan divenuto celebre che diceva:  "Che t'aspettavi....?"
Sarebbe proprio il caso di applicarlo a Mario Balotelli, la cui storia d'amore con Fanny Neguesha, sembrerebbe già finita:  già da qualche giorno si era capito che le cose tra i due "piccioncini" non andavano più per il verso giusto. 

L'attaccante del Milan aveva ricominciato ad uscire da solo, o meglio con l’inseparabile amico Antony e con una nuova conoscenza, il campione di arti marziali Giorgio Petrosyan, armeno. 

Poi, la notizia diffusa da un tabloid inglese secondo cui Mario Balotelli aveva ironizzato sulla partita del Real, "promettendo" una notte di sesso con Fanny a tutti i giocatori madrileni, nel caso fossero riusciti a raggiungere la finale (vedi articolo MARIO BALOTELLI PROVOCA IL REAL MADRID: "SE BATTETE IL BORUSSIA DORTMUND, TUTTI A LETTO CON FANNY")

Dopo la storia d'amore finita con Raffaella Fico e la nascita di sua figlia Pia, SuperMario aveva iniziato la relazione con la modella belga che sembrava essere "avviata" sui giusti binari: insieme ed abbracciati a San Siro in occasione della supersfida di Champions con il Barcellona, dove lui non poteva giocare; foto su Twitter e su Instagram dove i sorrisi si sprecavano, quasi a voler mostrare a tutto il mondo, la loro felicità....

Del resto, però, occorre ricordare che lo stesso Mario Balotelli ha più volte dichiarato che "non è facile stare con me": inutile chiederlo a Fanny e soprattutto a Raffaella che perdipiù stringe tra le braccia una sua "creatura"....Così, il ragazzone ribelle del calcio italiano ha ricominciato a girare per le discoteche: eh sì, il lupo perde il pelo ma non il vizio....

L'autismo, malattia di origine sconosciuta, sono i vaccini la causa?

L'autismo è una grave malattia che colpisce un buon numero di bambini.
I sintomi che caratterizzano questa malattia sono uno sviluppo molto limitato dell'interazione con gli altri, un deficit di comunicazione la mancanza parziale o totale di interessi e quindi di attività.
L'autismo si manifesta con la mancanza di condivisione dei sentimenti con gli altri.
Chi ne è colpito non riesce ad esprimere né gioia, né sconforto a chi gli è vicino.
Manca la voglia di fare nuove amicizie e quindi chi soffre di questa malattia se ne sta spesso appartato e solo.
Lo sguardo non è diretto, ma assente e mancano le normali gesticolazioni che servono per relazionarsi con gli altri.
I soggetti colpiti da questo grave problema risultano quasi sempre privi di attenzione, preferiscono attività solitarie ed evitano i giochi di gruppo.
Difficilmente riescono a capire gli stati d'animo dei compagni e danno l'impressione di disinteressarsi a tutti ed a tutto.
Il linguaggio è molto ridotto e la conversazione con le altre persone risulta molto compromessa.
Di solito chi soffre di questa patologia parla solo se gli viene posta una domanda.
La persona con autismo non capisce quasi mai il linguaggio dei gesti o le metafore, ma coglie solo il significato delle parole nel migliore dei casi.
Di conseguenza a fatica riesce a seguire il discorso nel suo vero significato.
Anche l' umorismo non viene capito e difficilmente il malato di autismo ride.
Il linguaggio è elementare e presenta intonazioni strane ed infantili con cadenze che non sono appropriate nel contesto del discorso.
Autismo e vaccini.
Parecchi genitori ritardano le vaccinazioni ed uno su tre è convinto che siano la causa di questo grave problema.
L'autismo viene riconosciuto infatti proprio all'età delle vaccinazioni e quella incriminata è soprattutto la trivalente. Sul Journal of pedriatics alcuni medici ricercatori, dopo avere analizzato 256 bambini con disturbi autistici e 752 sani, hanno escluso che i vaccini siano causa di questa patologia.
I ricercatori hanno scoperto che il numero di antigeni, che sono sostanze che fanno reagire il sistema immunitario a certe malattie, erano in uguale numero sia nei bambini sani che in quelli affetti da autismo.
D'altra parte però si sa che mentre per i primi due anni di vita il bambino ha una crescita "normale", circa verso i tre anni si possono riconoscere i sintomi della malattia.
le cause non sono ancora state definite, la medicina smentisce ogni forma di relazione, ma tanti genitori sono convinti del contrario.
Ai posteri l'ardua sentenza!

INDIA: E' MORTA LA BAMBINA DI 4 ANNI STUPRATA DUE SETTIMANE FA

Era stata violentata 15 giorni fa a Ghansor nello Stato centrale indiano del Madhya Pradesh, ed è morta ieri per arresto cardiaco dopo una lunga agonia.
A darne notizia è stato il Care Hospital di Nagpur.
La piccola di 4 anni appena, deceduta nella giornata di ieri nel distretto di Soni, versava in stato di coma dal 20 aprile, a seguito dei gravissimi danni cerebrali subiti, ed era tenuta in vita solo grazie ai macchinari.
Non ce l'ha fatta, sono falliti tutti i tentativi di rimettere in funzione il suo sistema cardio-polmonare, gravemente compromesso.
La polizia ha proceduto all'arresto dei due presunti responsabili della violenza sessualeperpetrata ai danni della piccina, uno dei quali sarebbe un amico ventottenne dello zio.
Quest'ultima vicenda ha accresciuto a dismisura il senso di angoscia e disorientamento dell'intera opinione pubblica indiana, che sta seguendo con grande partecipazione emotiva la lotta per la sopravvivenza di un'altra bambina di cinque anni, a cui è stato dato il soprannome di “Gudiya” (bambola), anch'essa sequestrata e violentata da un “branco” lo scorso 17 aprile, in un quartiere di New Delhi abitato dalla classe media.
Il problema della salvaguardia di donne e bambine è diventato un vera e propria emergenza nazionale in India e, non di rado, la motivazione sembrerebbe essere la casta: i membri della caste più elevate non ritengono di essere tenuti a rispettare la legge.
Come è stato dimostrato anche ieri, quando un gruppo appartenente alla casta dei guerrieri, prima ha stuprato una giovane ragazza e poi ha inciso con un coltello sul suo corpo il simbolo della casta stessa.
L'ondata di protesta, di fronte a quella che sembra essere diventata un'inarrestabile escalation di violenza a danno del genere femminile, non accenna a placarsi anche se, durante le manifestazioni di ieri, alcuni agenti hanno schiaffeggiato delle manifestanti, aggravando ulteriormente latensione.
I manifestanti, fra l'altro, imputano delle precise responsabilità anche in capo alla polizia, in particolare per quanto riguarda l'atteggiamento tenuto dalle forze dell'ordine che non garantirebbe sufficiente sicurezza per le donne.
Infine, secondo alcune fonti, riportate dal sito indiano Ndtv, il Capo della Polizia Neeraj Kumar dovrebbe lasciare il suo incarico già entro questa settimana.

Gino Strada: “La Sanità italiana è uno scandalo pubblico”

Gino Strada, fondatore dell’ONG italiana Emergencyinsieme alla moglie, è un chirurgo molto conosciuto per non avere peli sula lingua e per la sua sete di verità. E soprattutto è un pacifista.
Fanno pensare alcune sue dichiarazioni degli ultimi giorni che riguardano la Sanità Italiana, altro punto debole del nostro Paese.

Ospite da Fabio Fazio
Fabio Fazio lo ha ospitato e intervistato alla trasmissione televisiva “Che Tempo Che Fa” .
Ecco cosa ha detto Gino Strada:

“La sanità italiana era tra le migliori ma adesso è in crisi per colpa della politica che ha inserito il profitto. Gli ospedali sono diventati delle aziende. Oggi il medico viene rimborsato a prestazione, che è una follia razionale, scientifica ed etica. Si mette il medico in condizioni di dover fare o di ambire a fare più prestazioni perché così si guadagna e quindi si inventano nuove malattie e cure, oppure si fanno interventi chirurgici inutili. L’obiettivo non è più la salute, ma il fatturato. Il profitto va abolito nella sanità, perché abolendolo e rendendo una sanità gratuita a tutti coloro che sono sul territorio italiano, si avrebbero 30 miliardi di euro da investire ogni anno”.

Gino Strada: “La Sanità italiana è uno scandalo pubblico”
Perché non sarò mai Ministro della Sanità”
Altre parole di Gino Strada sono state: 

“Io mi ostino a voler fare il mio lavoro, medico e chirurgo. Mi occupo giornalmente di sanità e medicina. Se qualcuno venisse a propormi di fare il ministro della Sanità, risponderei che il mio programma è molto semplice: faccio una sanità d’eccellenza, spendendo la metà di quello che si spende oggi, eliminando il conflitto di interesse introdotto nella mia professione dalla casta politica: il pagamento a prestazione. Il nostro sistema sanitario era uno dei migliori al mondo, la casta, con la complicità dei medici, lo ha rovinato. L’interesse del medico è che la gente stia male, per fare più prestazioni. Ma nove milioni di persone non hanno più accesso alla sanità. Io eliminerei tutto questo. Ecco perché nessuno mi ha mai chiesto di fare il ministro della Sanità. A me piacerebbe in futuro aprire anche in Italia il primo ospedale di Emergency, per far rivedere agli italiani, dopo 30 anni, che cos’è un ospedale, non una fottuta azienda. La sanità è uno scandalo pubblico” .

Che amarezza...

I film a luci rosse fanno e bene o male alla sessualità? Una ricerca universitaria per verificarlo

Un argomento di cui si è spesso discusso, è l'effetto che il materiale pornografico, film giornaletti e foto, possano avere sulle abitudini sessuali di chi ne fa uso, specie tra la popolazione più giovane.
Esistono infatti molti luoghi comuni e preconcetti in proposito, che però non sono mai stati suffragati da seri studi scientifici: cosa che invece è accaduta recentemente.
Un gruppo di ricercatori dell'Università di Copenaghen, infatti, ha cercato una risposta all'annosa questione, prendendo a campione un gruppo di giovani compresi tra i 15 e i 25 anni di età, in totale circa 4600 unità.
I risultati della ricerca sono stati poi pubblicati sul Journal of Sexual Medicine, importante rivista scientifica, dando infine una risposta all'interrogativo per il quale ci si chiede se certi comportamenti sessuali, come il sesso a pagamento, siano diretta conseguenza dell'utilizzo di materiale pornografico, di varia natura.
In questo modo, il mito è stato definitivamente sfatato, perchè si è rilevato che non esiste una connessione diretta tra atteggiamenti sessuali "deviati" o "estremi" e il consumo di materiali pornografici, in quanto in tal senso contribuiscono una molteplicità di altri fattori.
In sostanza, non è detto che la visione di un film porno induca poi emulazione o istinti perversi in chi lo vede, per quanto si tratti di un soggetto di giovane età. Nelle perversioni, o deviazioni, sessuali, altri fattori giocherebbero un ruolo assai più importante: come ad esempio disposizioni soggettive e sensazioni personali.
Sul campione indagato, infatti, è risultato che circa l'88% dei ragazzi, e il 45% delle ragazze, aveva visionato filmati a luci rosse nell'anno precedente alla ricerca svolta su di loro; analizzando poi i loro comportamenti sessuali nel periodo di tempo successivo, si è riscontrato che non vi è una reale incisività del consumo di materiale pornografico nelle abitudini dei ragazzi, se non in misura estremamente modesta.
Come per quasi ogni altra cosa, insomma, anche la pornografia non va demonizzata a priori, ma sempre considerata all'interno di un contesto, nel quale può anche non essere nociva ma semplicemente motivo di stimolo e curiosità.

Mercatini del libro usato: un valido modo per recuperare testi di qualità

Si fa un gran parlare, negli ultimi tempi, del mercato editoriale: della gran copia di libri che è possibile trovare in commercio, a fronte di un continuo calo dei "consumatori" del libro, ovvero dei lettori. 
Tra il cartaceo tradizionale e gli e-book, e le nuove possibilità che ogni scrittore in erba ha di pubblicare i propri scritti, l'offerta è aumentata a dismisura, ma dietro a tutto questo c'è un rischio che non in molti considerano, un aspetto troppo spesso sottovalutato: che fine fanno i libri?
Una nuova uscita permane sugli scaffali di una libreria per un certo periodo di tempo, ma piuttosto rapidamente viene soppiantata da uscite ancora più recenti, venendo relegata in un angolo, e spesso finendo al macero.
Per ovviare a questa realtà, è nata l'associazione Pagine Romane, che promuove la prima "Mostra del libro usato e d'occasione" che si svolgerà a Roma, appunto, in Piazza Vittorio: la prossima sarà il 19 Maggio, mentre una si è già tenuta il 28 di Aprile. 
Non si tratta però della solita bancarella in cui trovare libri remainders, che, semplicemente, costano un po' meno rispetto al prezzo di copertina, ma di una vera e propria iniziativa culturale che mira a recuperare il concetto di libro come diffusione della cultura e non mero oggetto di commercio e marketing.
Il punto, infatti, è che anche il libro è stato ridotto a merce di vendita, soggetto così alle logiche dell'economia, per cui maggiore è l'offerta, e più veloce è il ricambio, maggiori sono  gli introiti.
Il mercato editoriale però si muove, o almeno dovrebbe, su presupposti diversi, dove ad essere privilegiata non dovrebbe essere tanto la quantità quanto più la qualità, perchè spesso tra i volumi che passano in secondo piano ci sono testi di valore, accantonati solo perchè il mercato va troppo in fretta.
La grande abbondanza dell'offerta può, cioè, creare smarrimento nell'utente finale, il quale si trova posto davanti ad un numero eccessivo di proposte, senza avere i mezzi per capire quali siano quelle davvero valide, essendo bombardato dalla pubblicità. 
Così, i mercatini dell'usato possono essere utili per recuperare quanto perduto, e per formarsi uno spirito critico proprio, senza l'affanno della rincorsa all'ultima uscita.

INTER, INFORTUNIO ZANETTI: DOPO TANTI CHILOMETRI DOVEVO CAMBIARE LE GOMME

La stessa grinta, la stesa tenacia che lo contraddistinguono da quando calca i rettangoli di gioco, Javier Zanetti la sfodera anche fuori dal campo.
Domenica scorsa, durante l'incontro poi perso dall'Inter in quel di Palermo, il capitano nerazzurro si era accasciato sul terreno di gioco, dopo aver appoggiato malamente a terra il piede.
Ai tantissimi tifosi, ma anche agli avversari che hanno avuto modo d'incontrarlo in questa sua lunghissima e strepitosa carriera, non vederlo rialzarsi prontamente -come sua abitudine- deve aver provocato una specie di tuffo al cuore.
La smorfia di dolore, con la quale il “combattente” Zanetti ha lasciato il campo al minuto 15 del primo tempo, lasciava del resto  ben poco spazio all’ottimismo.
La sentenza, giunta già nella tarda serata di domenica dove il capitano dell’Inter è stato portato per effettuare gli esami del caso, è stata lapidaria: rottura del tendine d’Achille.
Più di vent’anni praticamente senza infortuni ed ora, improvvisamente, questa pesantissima tegola che rischia concretamente di porre fine, anzitempo e non certo nel modo che aveva sognato, alla sua fin qui fortunata avventura calcistica.
Questa mattina l’operazione a Pavia e, subito dopo, l’inizio di un lungo periodo di convalescenza e riabilitazione.
Questa stagione calcistica per la squadra del Presidente Moratti, dopo quanto accaduto domenica, può, a tutti gli effetti, essere considerata una delle più sfortunate della squadra nerazzurra negli ultimi 10 anni.
In particolare, gli infortuni sembrano essersi accaniti soprattutto nei confronti della sua nutrita colonia argentina: Samuel, Alvarez, Cambiasso, Silvestre,Milito, Palacio, ed ora anche il su “granitico” capitano.
Ma “Pupi” Zanetti non intende mollare.
Il mio obiettivo”–dice- “è quello di tornare più forte di prima, ci credo, dovevo solo cambiare le gomme, dopo tanti chilometri”.
Sul fatto che Javierpossa tornare in campo nessuno ha il minimo dubbio, nel peggiore dei casi sarà magari per una sola partita “Dopo una carriera come la mia” –aggiunge- “almeno una partita vorrei farla davanti ai miei tifosi, e mi auguro possa essere anche più di una”.
Così il capitano dell’Inter all’uscita dal Policlinico di Pavia “L’infortunio può capitare, fa parte del mestiere, la cosa più importante è la squadra; non so ancora quali saranno i tempi di recupero, ma la mia carriera non è finita, basta guarire bene, la cosa che voglio di più è tornare con i miei compagni; mi dispiace di non poter dar loro una mano in questo finale di stagione, ma sono fiducioso, ce la possono fare a raggiungere l’Europa League”.
Zanetti approfitta infine della presenza dei media per ringraziare i tifosi, il Presidente Moratti, i colleghi e anche tutti coloro che gli hanno inviato messaggi di affetto.
A proposito dei cori dei tifosi del Milan, così risponde “Sono cose che succedono sempre, l’importante è che siano di più quelli che mi vogliono bene”.
Richiesto di rispondere sul futuro della sua amata Inter “Non so dire se si ripartirà da Stramaccioni, conta finire bene questo campionato, non sta a me fare valutazioni, c’è chi sta già pensando a fare un Inter ancora più forte”.
Infine, segnaliamo che anche Josè Mourinho si è detto sicuro del ritorno in campo del capitano nerazzurro “Ho parlato con Zanetti, mi ha assicurato che è pronto a tutto, lotterà per tornare”.
Il sempre rimpianto allenatore del “triplete”, a chi gli ha infine chiesto cosa ne pensa delle lamentele di Supermario Balotelli, che si sente trattato male dagli arbitri italiani, ha sarcasticamente risposto “Nella stessa domanda Balotelli e Zanetti…?”.

Attentato a Laura La Torre, messo a tacere??

Laura La Torre, dirigente delle politiche del ministero agricolo è stata vittima nel mese di febbraio di un attentato, lei stessa lo ha raccontato a WineNews.
Laura La Torre, racconta quello che è successo il 14 febbraio nel suo ufficio.
La donna che tutt'ora ricopre la carica di Direttore Generale  della direzione per il riconoscimento degli organismi di controllo, certificazione e tutela del consumatore, era appena giunta nel suo ufficio, quando da una pesante cassettiera ha visto lo sprigionarsi di fumo e fiamme, l'inizio di un incendio.
Subito sono state allertate le forze d'ordine, carabinieri e vigili del fuoco.
Attentato a Laura della Torre messo a tacere
Da un primo esame sono stati trovati una valigetta che conteneva una sim e una pila, cioè l'occorrente per un ordigno rudimentale.
Il fatto è successo in un ministero del governo italiano, in via Quintino Sella nella sede del dicastero delle politiche agricole a Roma.
La cosa alquanto strana è che la notizia ha avuto pochissima risonanza, anche sulla stampa locale.
Viene spontaneo domandarsi il perchè.
Ricercando la notizia sul web viene segnalato come un corto circuito o comunque un incidente naturale, mentre invece si tratta di un vero e proprio attentato, anche se la quantità di esplosivo era modesta, quindi non fatto per uccidere o ferire ma come atto intimidatorio.
Le forze dell'ordine stanno ancora indagando su un fatto così grave avvenuto oltretutto all'interno di un ente istituzionale.
Laura della Torre dal canto suo ha fatto denuncia contro ignoti, e un fascicolo è stato aperto.
Laura, ha spiegato agli inquirenti di non credere di avere nemici all'esterno del Ministero, mentre i suoi sospetti si riversano proprio tra le mura dello stesso.
Tanto che la dirigente ha steso una lista di nomi di persone sospette, che ha consegnato nelle mani di un legale e a cui ha dato ordine di divulgare nel caso le succedesse qualche cosa.
Insomma la donna si sente minacciata.
A detta della stessa,  ha scritto una lettera al  ministro delle politiche agricole ora ex, Mario Catania, perchè si preoccupasse di mettere in sicurezza il palazzo visto l'accaduto, ma dallo stesso non ha mai ricevuto risposta.
Ha anche cercato, sempre detto da lei, di mettersi più volte in contatto con il ministro, per illustrargli la situazione di persona, ma non è mai riuscita a farsi ricevere.
La donna ribadisce di continuare a fare il suo lavoro come sempre, senza mezze misure o sotterfugi, sperando che il nuovo ministro metta ordine in un servizio che sempre secondo lei, presenta molte pecche.
A me invece viene  da pensare se non sia, si un atto intimidatorio, ma non rivolto personalmente alla dirigente, ma all'intera struttura politica che rappresenta.
Sempre a causa dell'esasperazione sociale che i cittadini stanno vivendo.
In qualsiasi caso, vale la pena di indagare e fare luce su un atto ancora troppo oscuro.

TERRORISMO: CELLULA ISLAMISTA SCOPERTA IN PUGLIA, SEI FINORA GLI ARRESTATI

E' notizia di poche ore fa, i Carabinieri hanno già operato sei arresti, sia in Italia che in Belgio, nell'ambito dell'inchiesta su una presunta cellula di fondamentalisti islamici, avente base in Puglia ma collegata con un altro gruppo presente bei Paesi Bassi.
Questo è quanto si apprende da una nota diramata dal Raggruppamento Operativo Speciale (ROS) dell'Arma, nella quale si legge che i sei arrestati si sarebbero occupati soprattutto dell'indottrinamento e dell'addestramento dei nuovi militanti.
Oltre a ciò, a quanto emerge allo stato attuale dell'inchiesta, gli appartenenti alla cellula scoperta erano altresì impegnati nella predisposizione di piani operativi di attacco, soprattutto negli Stati Uniti, ma anche in Italia.
Continuando a scorrere la nota emessa dagli investigatori dei Ros, si apprende che la cellula islamista con base logistica in Puglia operava in stretto contatto con esponenti di spicco del terrorismo internazionale, caratterizzata da un acceso antisemitismo e da un'aspra avversione nei confronti degli stati “infedeli”, in primis gli Stati Uniti, nonché la stessa Italia.
Sempre secondo gli investigatori che hanno condotto questa importante operazione denominata “Mashrah”, la cellula svolgeva azione di proselitismoe indottrinamento dei nuovi affiliati, anche con documenti audio-video incitanti alla Jihad e ad azioni suicide sia in occidente, che nelle zone di guerra.
Delle sei persone, a carico delle quali la Procura di Bari ha emesso le ordinanze di custodia cautelare in carcere, cinque sono residenti in Puglia, Sicilia e Lombardia ed una in Belgio.
Sono tutte accusate dei reati di terrorismo internazionale e di istigazione all'odio razziale.
L'indagine -diretta dal sostituto procuratore di Bari Renato Nitti- oggi sfociata negli arresti dei presunti componenti della cellula islamista, era iniziata già nel 2007, subito dopo l'arrivo a Bari di due immigrati irregolari tunisini, sviluppandosi in seguito seguendo e controllando le mosse di cittadini di nazionalità marocchina e tunisina, che gestiscono vari call center ed info point.
Al momento non si conosce se la cellula terroristica stesse effettivamente organizzando qualche attacco nel nostro Paese, ma questi nuovi arresti testimoniano più d'ogni altra parola che l'incubo di Al Qaueda non è stato sconfitto, vista l'esistenza di queste micro-cellule che, come per i fatti di Boston, possono colpire in ogni momento generando morte e panico anche nel nostro continente.

M5S E ATTENTATO A PALAZZO CHIGI: I COMMENTI "PROVOCATORI" LASCIATI SUL BLOG DI BEPPE GRILLO

L'attentato di Palazzo Chigi ha suscitato diverse reazioni nel mondo politico, naturalmente di condanna nei confronti del gesto compiuto da Luigi Preiti: gli esponenti dei vari partiti hanno espresso la loro preoccupazione per il futuro del nostro Paese ed hanno già annunciato un rafforzamento delle scorte al proprio seguito per tutelare la propria incolumità fisica; a questo proposito, nei prossimi giorni, verranno indette delle riunioni straordinarie nelle varie Prefetture.

Tornando alle reazioni politiche, c'era particolare interesse per i commenti in merito all'episodio di Palazzo Chigi sul blog di Beppe Grillo da parte dei suoi numerosissimi lettori: i simpatizzanti del Movimento Cinque Stelle si sono scatenati, esprimendo le proprie opinioni in maniera spesso bizzarra e contradditoria.
C'è chi ha mostrato solidarietà ai Carabinieri ma c'è anche chi "inneggia" all'attentatore rimproverandolo solo di aver "sbagliato" l'obiettivo...

Ecco qui di seguito alcuni di questi "curiosi" giudizi: 


L'unico errore commesso è stato quello di aver colpito i CC e non i Politici.......

Peccato, davvero peccato che al posto dei caramba (che poveri, non centrano un c....) non abbia sparato su uno di questi bastardi del PDL/PD-L!!!! Se finalmente spirasse uno di questi pezzi di m..., forse si toglierebbero dai c.........

mi sa' che era tutto preparato per poi dare la colpa al movimento 5 stelle................. mi ricorda un po' le brigate rosse,quando c'era da far sparire qualche personaggio scomodo

Dopo l’attentato ai carabinieri davanti a palazzo chigi anche i dissidenti PD sono costretti a votare la fiducia al governo para democristiano di letta, con grande soddisfazione di MAFIA, MASSONERIA P2, BERLUSCONI & C, CURIA VATICANA, SERVIZI DEVIATI, LOBBY VARIE, ECC

Io invece spero di no , non ho nulla verso i carabinieri ma verso lo stato si,questa persona che ha avuto il coraggio di affrontare lo stato io lo ammiro perché è stato capace di mettere in azione quello che molti di noi pensa dalla mattina alla sera senza mai agire, spero che questa sia una miccia verso lo stato il pd il pdl e tutti i corrotti del c.... che dalla mattina alla sera sono in televisione a prenderci per il c...

Questo episodio è la risposta del POTERE alla manifestazione contro l'inciucio di alcuni giorni fà, quando la
gente è stata sul punto di entrare in parlamento. Con la scusa di questa sparatoria (sicuramente preparata ad
hoc dai servizi) intensificheranno i controlli e sarà ancora più difficile avvicinarsi ai luoghi del Potere.

Non dimentichiamo gli insegnamenti della strage di Piazza Fontana (strage di Stato) in quell'epoca usata
per responsabilizzare gli anarchici. Riflettiamo: l'altro giorno Berlusconi ed Aznar erano al cospetto dei 5 Presidenti Americani!
Adesso che è successo quello che giá stava nell'aria questi sporchi schifosi politici che hanno mandato alla sfascio l'Italia (peccato che non hanno preso uno di loro, ma un povero carabiniere che non c'entrava nulla) se la prendono con la sinistra estrema cominciassero ha governare senza RUBARE

Purtroppo ci rimettono sempre gli innocenti!! sarebbe meglio raddrizzare la mira

Solidarietà ai Carabinieri!!! Non capisco perché non abbia sparato ai politici oppure ai neo ministri. Proprio perché si tratta di un gesto isolato, esprime la misura della sua incontrollabilità' e della nostra disperazione. Di certo non avremo benefici da questo governo di parassiti!!!

Ma basta con questo buonismo qui  si devono prendere le armi e cacciarli tutti sti bastardi!!!

Ogni Stato ha i "rivoluzionari" che si merita!!! Onore e gloria ai due Carabinieri feriti, che per tutelare le nostre istituzioni e un gruppo di "personaggi" incapaci, hanno pagato sulla propria pelle, errori a loro non imputabili. Vogliamo almeno noi impedire a questo governucciolo di condurci verso la rovina ???

Quando ho sentito la notizia , ho subito capito due cose ........
1.Addebitare tutto a un "Folle" ...
2.Addebitare tutto al M5S ....
3.La dichiarazione di Alfano ....
anche un bambino ormai riesce a capire quale sia la "arcinota" strategia di questa casta di Ladri e Buffoni .....
Forza BEPPE !

La tragedia di Sarah Houston, dimagrire, a costo della vita

Mi ha colpito la storia di Sara Houston, una bellissima ragazza di 23 anni, morta dopo l'assunzione di pillole dimagranti.
Ho sentito la notizia al tele giornale, ma non avevo capito bene il nome del farmaco che la ragazza utilizzava.
E mi sembrava di aver sentito che la causa fosse anche un mix, in quanto la giovane prendeva anche dei farmaci anti depressivi.
Ho allora fatto una piccola ricerca sul web.
Mi si è aperto davanti un mondo spaventoso, degno di un film dell'orrore!!!
La ragazza assumeva DNP, che cos'è?
E' un forte insetticida e vine anche utilizzato in falegnameria per trattare il legno e conservarlo.
Fino ad oggi sono moltissimi i giovani che hanno perso la vita a causa di questo farmaco che viene utilizzato anche in molte palestre oltre che per dimagrire per aumentare la massa muscolare.
Mi sono allora domandata se sia possibili acquistarlo e se questi giovani sapevano quello che assumevano.
La risposta è positiva.
E' facile acquistarlo, basta digitare il nome  sul web e appaiono diverse case farmaceutiche che lo propongono.
La cosa sconcertante è che "tutte" sottolineano la pericolosità del farmaco, dicono chiaramente che la dose per il dimagrimento è vicinissima alla dose mortale e che l'acquisto e l'utilizzo anche di una sola pastiglia sono a completo rischio del consumatore!
Questo ci fa capire quanto sia disperato il bisogno di dimagrire nelle persone obese.
Quanto l'essere derisi da una società che considera solo chi è perfetto senza lasciare spazi e accettare gli  "altri", sia distruttivo per i giovani.
Guardando i vari siti che propongono soluzioni più o meno efficaci  per dimagrire ce ne sono alcuni, sopratutto oltre oceano che mi hanno lasciato basita.
morire ma magre
Come la vendita di uova di Tenia in capsule, poi raggiunto il peso desiderato, le capsule per uccidere la Tenia!!!!!
La tenia per chi non lo sapesse è un parassita intestinale che nutrendosi, attraverso le pareti dell'intestino dell'ospite, a cui resta agganciata da 2 affilati canini, può raggiungere le dimensioni di otto metri!!!!
Di notte esce dal corpo attraverso l'ano e deposita le sue uova!!!!
Se non debellata può vivere anche per 25 anni.
Senza considerare che se le uova della tenia attraverso il sangue arrivassero in altre parti dell'organismo ad esempio cervello i risultati sarebbero drammatici, tipo una meningite.
Tutto questo nei siti che ne propongono la vendita viene chiaramente specificato!
Come si può pensare di ingerirla per dimagrire??????
Come si può arrivare a pensare che valga la pena di morire?
Morire, si, ma morire magri!!!!

Arte: Salvador Dalì in mostra a Firenze

Dal 25 Maggio per gli appassionati di Dalì sarà possibile visitare una mostra dedicata a Firenze presso Palazzo Medici Riccardi.
100 le opere esposte del grande Maestro del Surrealismo nella mostra "The Dalì Universe", le opere appartengono a collezioni non molto conosciute, si tratta di oggetti in vetro e oro, sculture in bronzo, mobili surrealisti e di alcune opere letterarie riviste in chiave surrealista, un aspetto interessane del grande Dalì che non molti conoscono.
La fondazione che ha organizzato la mostra è la Fondazione Ambrosiana per l'Arte e la Cultura.
In passato si era già dedicata a Salvador Dalì organizzando mostre in vari musei nel mondo per far conoscere questo meraviglioso artista.
Dalì nasce nel 1904 a Figueres, in provincia di Giorna, Catalogna, il suo percorso formativo avviene sempre in scuole d'Arte, la madre incoraggia la sua vena artistica e tutta la famiglia lo appoggia nel corso degli anni.
La sua prima esposizione è proprio nel teatro Municipale del suo paese natale.
La sua pittura viene influenzata da diversi stili artistici, da quello classico, Raffaello, Bronzino, Vermeer e Velàzquez al cubismo di Picasso.
L'immagine che tutti conosciamo è quella dei baffi di Dalì, look ispirato a quello di Velàzquez,  maestro da lui molto stimato.
Un artista a 360° che si cimenta anche nella scrittura di sceneggiature per film e nella scultura, il movimento artistico a lui più vicino è il Surrealismo.
Il Surrealismo è caratterizzato dalla rivalutazione dell'inconscio, è un movimento che va contro alla logica ed in favore della libera espressione delle percezioni.
Dalì ci mette del suo, le sue opere sono basate sull'illusione, sul portare alla luce le pulsioni più estreme che normalmente la logica tende a censurare.
Tra le opere più conosciute ne ricordiamo tre:
- "La persistenza della Memoria - 1931" opera che dimostra come la memoria non sia legata allo scorrere del tempo in quanto ha una percezione completamente diversa,
- "Apparizione di un volto e di una fruttiera su una spiaggia - 1938" che  contiene immagini doppie e in diverse scale di misura, come storie diverse che si intrecciano e si sovrappongono
- "Cristo di San Giovanni della Croce - 1951" che utilizza la prospettiva in modo originale, nella parte alta del dipinto dall'alto verso il basso come se fosse visto da Dio mentre nella parte bassa è una veduta di un paesaggio in linea d'aria, per dividere lo spazio divino da quello terreno.
Queste sono le opere per cui è famoso in tutto il mondo, nella mostra a Firenze invece potremo osservare altre opere per avere magari un nuovo punto di vista ed una diversa conoscenza del grande maestro Salvador Dalì.

Politica: il discorso di Enrico Letta alla Camera

Enrico Letta, nuovo Presidente del Consiglio, ha pronunciato il suo discorso alla Camera. I suoi temi sono stati: un governo al servizio dell’Italia e dell’Europa, le risorse per la crescita: giovani e territorio, priorità al lavoro, la riforma della politica, la riforma delle istituzioni e la nuova Europa.

 Il discorso
Signora presidente, onorevoli deputati,
Appena una settimana fa il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, pronunciava il suo discorso di insediamento alla Presidenza della Repubblica. A lui consentitemi di rivolgere nuovamente un sincero ringraziamento per lo straordinario spirito di dedizione alla nostra comunità nazionale con il quale ha accettato la rielezione per il secondo mandato.
Voglio inoltre ringraziare i Presidente del Senato, Pietro Grasso, e della Camera, Laura Boldrini, per la collaborazione offerta nella fase di consultazione in questo primissimo avvio dell’esperienza di governo.
Quella del presidente Napolitano è stata – lo sappiamo – una “scelta eccezionale”. Eccezionale perché tale è il momento che l’Italia e l’Europa si trovano a vivere oggi. Di fronte all’emergenza il presidente della Repubblica ci ha invitato a parlare il linguaggio della verità. Ci ha chiesto di offrire in extremis, al Paese e al mondo, una testimonianza di volontà di servizio e senso di responsabilità. Ci ha concesso un’ultima opportunità. L’opportunità di dimostrarci degni del ruolo che la Costituzione ci riconosce come rappresentanti della nazione. Degni di servire il Paese – attraverso l’esempio, il rigore, le competenze – in una delle stagioni più complesse e dolorose della storia unitaria.
Il testo del discorso di Enrico Letta alla Camera
Accogliendo il suo appello intendo rivolgermi a voi proprio con il linguaggio “sovversivo” della verità. Confessandovi che avverto, fortissimi in questo momento la consapevolezza dei miei limiti e il peso della mia personale responsabilità, ma impegnandomi a fare di tutto affinché le mie spalle siano larghe e solide al punto da reggere, nelle vesti di presidente del Consiglio di un Governo che richiede, qui e oggi, la fiducia del Parlamento.
Infine, non potrei iniziare questo discorso, in un passaggio cosi impegnativo, senza un accenno personale ed esprimere un senso di gratitudine profonda verso chi con generosità e senso antico della parola “lealtà” mi sostiene anche in questo difficile passaggio: Pier Luigi Bersani.

Un governo al servizio dell’Italia e dell’Europa
La prima verità è che la situazione economica dell’Italia è ancora grave. Abbiamo accumulato in passato un debito pubblico che grava come una macina sulle generazioni presenti e future, e che rischia di schiacciare per sempre le prospettive economiche del Paese. Il grande sforzo di risanamento compiuto dal precedente Governo, guidato dal senatore Mario Monti, è stato premessa della crescita in quanto la disciplina della finanza pubblica era e resta indispensabile per contenere i tassi di interesse e sventare possibili attacchi finanziari. Il mantenimento degli impegni presi con il Documento di Economia e Finanza è necessario ad uscire, quanto prima, dalla procedura di disavanzo eccessivo e per recuperare margini di manovra all’interno dei vincoli europei. Nelle sedi europee e internazionali l’Italia si impegnerà poi per individuare strategie per ravvivare la crescita senza compromettere il processo di risanamento della finanza pubblica.
L’Europa è in crisi di legittimità ed efficacia proprio quando tutti i Paesi membri e tutti i cittadini ne hanno più bisogno. L’Europa può tornare ad essere motore di sviluppo sostenibile – e quindi di speranza e di costruzione di futuro – solo se finalmente si apre. Il destino di tutto il continente è strettamente legato. Non ci possono essere vincitori e vinti se l’Europa fallisce questa prova. Saremmo tutti perdenti: sia nel Sud che nel Nord del continente.
È per questo che se otterrò la vostra fiducia, immediatamente visiterò in un unico viaggio Bruxelles, Berlino e Parigi per dare subito il segno che il nostro è un governo europeo ed europeista.
La risposta, dunque, è una maggiore integrazione verso un’Europa Federale. Altrimenti il costo della non-Europa, il peso della mancata integrazione, il rischio di un’unione monetaria senza unione politica e unione bancaria diventeranno insostenibili: come la crisi di questi cinque anni ci ha mostrato. Questo Parlamento ha già dimostrato di poter trovare intese per dare all’Europa un contributo italiano innovativo. Questo è avvenuto nel sostegno all’azione europea del governo Monti e nell’elaborazione di posizioni comuni come quella elaborata dai colleghi Baretta, Brunetta e Occhiuto in vista del Consiglio Europeo del giugno scorso. Da quelle premesse politiche ripartiremo.
Le premesse macroeconomiche sono quelle dell’euro e della Banca centrale europea guidata da Mario Draghi.

Le risorse per la crescita: giovani e territorio
Di solo risanamento l’Italia muore. Dopo più di un decennio senza crescita le politiche per la ripresa non possono più attendere. Semplicemente: non c’è più tempo. Tanti cittadini e troppe famiglie sono in preda alla disperazione e allo scoramento. Pensiamo alla vulnerabilità individuale che nel disagio e nel vuoto di speranze rischia, di tramutarsi in rabbia e in conflitto, come ci ricorda lo sconcertante fatto avvenuto ieri stesso dinanzi a Palazzo Chigi. Ieri andando a visitare in ospedale il brigadiere Giangrande ferito gravemente insieme al carabiniere scelto Negri, sono stato impressionato dalla forza e dalla fermezza della figlia Martina. Il Parlamento deve stringersi a lei in questo momento. E il parlamento deve stringersi anche all’arma dei carabinieri e a tutte le forze dell’ordine per il servizio continuo, silenzioso, encomiabile, spesso in condizioni disagiate, svolto nell’interesse della nazione in Italia e all’estero.
Senza crescita e coesione l’Italia è perduta. Il Paese, invece, può farcela. Ma per farcela deve ripartire. E per ripartire tutti devono essere motori di questa nuova energia positiva. L’architrave dell’esecutivo sarà l’impegno a essere seri e credibili sul risanamento e la tenuta dei conti pubblici. Basta coi debiti che troppe volte il nostro Paese ha scaricato sulle spalle e la vita delle generazioni successive. Quelle nuove, di generazioni, hanno imparato sulla propria pelle e non faranno lo stesso con i propri figli.
Ecco perché la riduzione fiscale senza indebitamento sarà un obiettivo continuo e a tutto campo. Anzitutto, quindi, ridurre le tasse sul lavoro, in particolare su quello stabile e quello per i giovani neo assunti. Poi una politica fiscale della casa che limiti gli effetti recessivi in un settore strategico come quello dell’edilizia, con includere incentivi per ristrutturazioni ecologiche e affitti e mutui agevolati per giovani coppie. E poi bisogna superare l’attuale sistema di tassazione della prima casa: intanto con lo stop ai pagamenti di giugno per dare il tempo a Governo e Parlamento di elaborare insieme e applicare rapidamente una riforma complessiva che dia ossigeno alle famiglie, soprattutto quelle meno abbienti.
Misure ulteriori dovrebbero essere il pagamento di parte dei debiti delle Amministrazioni pubbliche; l’allentamento del Patto di stabilità interno; la rinuncia all’inasprimento dell’Iva; l’aumento delle dotazioni del Fondo Centrale di Garanzie per le piccole e medie imprese e del Fondo di Solidarietà per i mutui. Ma questi provvedimenti – sebbene necessari nel breve termine – non sono sufficienti.
La crescita economica di un paese richiede una strategia complessa, che eviti dispersione a pioggia delle poche risorse e che possa innescare meccanismi virtuosi. Per questo è necessario una sintonia tra le azioni del Governo e quelle delle banche e delle imprese, che debbono essere mirate ad una crescita di lungo periodo degli attori economici per superare gli annosi ritardi dell’Italia in termini di crescita della produttività e della competitività. Il Governo deve accompagnare questa crescita e rimanere a fianco delle imprese anche e soprattutto quando queste si impegnano all’estero nell’arena globale.
Un importante argomento di contesto concerne la giustizia, in quanto solo con la certezza del diritto gli investimenti possono prosperare. Questo riguarda la moralizzazione della vita pubblica e la lotta alla corruzione, che distorce regole e incentivi. Questo riguarda anche la giustizia nel suo complesso. La giustizia deve essere giustizia innanzitutto per i cittadini. La ripresa ritornerà anche se i cittadini e gli imprenditori italiani e stranieri saranno convinti di potersi rimettere con fiducia ai tempi e al merito delle decisioni della giustizia italiana. E tutto questo funzionerà se la smetteremo di avere una situazione carceraria intollerabile ed eccessi di condanne da parte della Corte dei diritti dell’uomo. Ricordiamoci sempre che siamo il paese di Cesare Beccaria!
Dobbiamo liberare le energie migliori del Paese. Non partiamo da zero, ma da due grandi risorse. Prima di tutto, i giovani. “Scommettete su cose grandi” ha detto proprio ieri Papa Francesco rivolto a loro. E noi abbiamo gli strumenti per aiutarli. Quello generazionale non è certo solo un tema attinente al rinnovamento della classe dirigente, come troppo spesso emerge nel dibattito pubblico. È una questione drammatica che scontano sulla propria pelle milioni di giovani. Segnala bassi tassi di istruzione e di occupazione, porta con sé lo sconforto, e anche la rabbia, di chi non studia né lavora. Chiediamoci quanti bambini non nascono ogni anno, in Italia, per la precarietà che limita le scelte delle famiglie giovani. Non è solo demografia, è una ferita morale. Perché non devono esistere generazioni perdute, perché solo i giovani possono ricostruire questo Paese: le loro nuove esperienze e competenze ci raccontano un mondo che cambia, il loro mondo. Rinunciare ad investire su di loro è un suicidio economico. Ed è la certezza di decrescita, la più infelice.
Semplificheremo e rafforzeremo l’apprendistato, che ha dato buoni risultati in paesi vicini. Un aiuto può venire da modifiche alla legge 92/2012, quali suggerite dalla Commissione dei saggi istituita dal presidente della Repubblica, che riducano le restrizioni al contratto a termine, finché dura l’emergenza economica. Aiuteremo le imprese ad assumere giovani a tempo indeterminato, con defiscalizzazioni o con sostegni ai lavoratori con bassi salari, condizionati all’occupazione, in una politica generale di riduzione del costo del lavoro e del peso fiscale. Non bastano incentivi monetari. Occorre prendersi cura dei giovani, volgendo il disagio in speranza, puntando su orientamento e stimolo all’imprenditorialità. E occorre percorrere la strada europea tracciata dal programma Youth guarantee, per garantire effettivi sbocchi occupazionali.
Bisogna fare tesoro della voglia di fare dei nuovi italiani, così come bisogna valorizzare gli italiani all’estero. La nomina di Cécile Kyenge significa una nuova concezione di confine, da barriera a speranza, da limite invalicabile a ponte tra comunità diverse.
La società della conoscenza e dell’integrazione si costruisce sui banchi di scuola e nelle università. Dobbiamo ridare entusiasmo e mezzi idonei agli educatori che in tante classi volgono il disagio in speranza e dobbiamo ridurre il ritardo rispetto all’Europa nelle percentuali di laureati e nella dispersione scolastica. In Italia c’è una nuova questione sociale, segnata dall’aumento delle disuguaglianze. Solo il 10% dei giovani italiani con il padre non diplomato riesce a laurearsi, mentre sono il 40% in Gran Bretagna, il 35% in Francia, il 33% in Spagna. Bisogna finalmente dare piena attuazione all’art. 34 della Costituzione, per il quale «i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi». L’uguaglianza più piena e destinata a durare nelle generazioni è oggi più che mai l’uguaglianza delle opportunità.
Per rilanciare il futuro industriale del Paese, bisogna scommettere sullo spirito imprenditoriale e innovare e investire in ricerca e sviluppo. Per questo intendiamo lanciare un grande piano pluriennale per l’innovazione e la ricerca, finanziato tramite project bonds. La ricerca italiana può e deve rinascere nei nuovi settori di sviluppo, come ad esempio l’agenda digitale, lo sviluppo verde, le nanotecnologie, l’aerospaziale, il biomedicale. Si tratta di fare una politica industriale moderna, che valorizzi i grandi attori ma anche e soprattutto le piccole e medie imprese che sono e rimarranno il vero motore dello sviluppo italiano. Oltre all’alta tecnologia bisogna investire su ambiente ed energia. Le nuove tecnologie – fonti rinnovabili ed efficienza energetica – vanno maggiormente integrate nel contesto esistente, migliorando la selettività degli strumenti esistenti di incentivazione, in un’ottica organica con visione di medio e lungo periodo. Sempre con riguardo ai settori energetici, va completato il processo di integrazione con i mercati geografici dei Paesi europei confinanti. Questo implica, per l’energia elettrica, il completamento del cosiddetto market coupling e, per il gas, il completo riallineamento dei nostri prezzi con quelli europei e la trasformazione del nostro Paese in un hub.E’ chiaro che episodi come quello dell’ILVA di Taranto non sono più tollerabili.
Tutta l’impresa italiana, per crescere, ha bisogno di più semplicità, di un’alleanza tra la pubblica amministrazione e la società, senza tollerare le sacche di privilegio. La burocrazia non deve opprimere la voglia creativa degli italiani ed è per questo che bisognerà rivedere l’intero sistema delle autorizzazioni. Bisogna snellire le procedure e avere fiducia in chi ha voglia di investire, creare, offrire posti di lavoro.
Non si possono più chiedere sacrifici sempre e soltanto ai «soliti noti». I sacrifici sono socialmente sostenibili solo se sono ispirati ad un principio di equità. Questo significa coniugare una ferrea lotta all’evasione con un fisco amico dei cittadini, senza che la parola Equitalia debba provocare dei brividi quando viene evocata.
L’altra grande risorsa è l’Italia stessa. Bellezza senza navigatore. La nostra tendenza all’autocommiserazione è pari solo all’ammirazione che l’Italia suscita all’estero. Molti stranieri vogliono bagnarsi nei nostri mari, visitare le nostre città, mangiare e vestire italiano. L’Italia e il made in Italy sono le nostre migliori ricchezze. E’ per questo che uno dei primi atti del Governo sarà quello di nominare il Commissario unico per l’Expo, una grande occasione che non dobbiamo mancare. A questo fine nei prossimi giorni sarò a Milano a presentare il decreto per partire per l’ultimo miglio di questo evento strategico.
Per questo dobbiamo rilanciare il turismo e, soprattutto, attrarre investimenti. Rimuoviamo quegli ostacoli che fanno sì che l’Italia per molti non sia una scelta di vita. Questo significa puntare sulla cultura, motore e moltiplicatore dello sviluppo, o sulle straordinarie realtà dell’agro-alimentare. Questo significa valorizzare e custodire l’ambiente, il paesaggio, l’arte, l’architettura, le eccellenze enogastronomiche, le infrastrutture stradali, ferroviarie, portuali e aeroportuali.
Questo vuol dire anche valorizzare il nostro grande patrimonio sportivo. La pratica dello sport significa prevenzione dalle malattie, lotta contro l’obesità, formazione a stili di vita sani, lealtà e rispetto delle regole. Dobbiamo impegnarci per diffondere la pratica sportiva sin dalle scuole elementari con un piano di edilizia scolastica su tutto il territorio nazionale.
L’intraprendenza dei giovani e la bellezza dei territori sono d’altra parte due risorse cruciali per il Mezzogiorno. In entrambi i casi un patrimonio dissipato, un giacimento inutilizzato di potenzialità. Dobbiamo mettere in condizione il Sud di crescere da solo, annullando i divari infrastrutturali e di ordine pubblico che l’hanno frenato, puntando sulle nuove imprese, in particolare le industrie culturali e creative, e sulla buona gestione dei fondi europei, come quella che ha caratterizzato l’operato del governo Monti.
Dobbiamo, soprattutto, evitare di continuare a mettere la testa sotto la sabbia come struzzi e riconoscere che il divario tra Nord e Sud del Paese è non un accidente storico o una condanna, ma il prodotto di decenni di inadempienze da parte delle classi dirigenti, a livello nazionale come a livello locale. E’ il risultato dell’azione della criminalità organizzata che, certo presente anche nel resto del Paese – in larghe parti del Mezzogiorno ha i connotati del controllo arrogante e quasi militare del territorio. E questo nonostante lo spirito di servizio e il sacrificio di tanti servitori dello Stato – magistrati ed esponenti delle forze dell’ordine anzitutto – che troppo spesso abbiamo avuto la responsabilità di lasciare soli. Anche per questo dobbiamo dare effettiva concretezza al valore della specificità della professione svolta dal personale in divisa delle Forze Armate e della Polizia.

Priorità al lavoro
Ma permettetemi di soffermarmi un attimo sulla grande tragedia di questi tempi che d’altronde al Sud tocca punte di desolazione e allarme sociale: la questione del lavoro. È e sarà la prima priorità del mio governo. Solo col lavoro si può uscire da quest’incubo di impoverimento e imboccare la via di una crescita non fine a se stessa, ma volta a superare le ingiustizie e riportare dignità e benessere. Senza crescita, anche gli interventi di urgenza su cui ci siamo impegnati e che qui ribadisco – rifinanziamento delle casse integrazioni in deroga, superamento del precariato anche nella pubblica amministrazione – sarebbero insufficienti. In particolare, con i lavoratori esodati la comunità nazionale ha rotto un patto, e la soluzione strutturale di questo tema è un impegno prioritario di questo Governo.
Mai come oggi occorre fiducia reciproca: imprese e lavoratori devono agire insieme e superare le contrapposizioni che in passato ci hanno frenato. Sono sicuro che come in tanti momenti critici della vita della Repubblica i sindacati saranno protagonisti. Il governo vuole aprire la strada con proposte che approfondiremo insieme: ampliare gli incentivi fiscali a chi investe in innovazione, sostenere l’aggregazione e internazionalizzazione delle Pmi, dare più credito a chi lo merita, garantire il pagamento dei debiti alle imprese, semplificare e rimuovere gli ostacoli burocratici che frenano lo spirito d’impresa.
Dobbiamo anche valorizzare il lavoro autonomo e le libere professioni, che in una società postindustriale rappresentano la spina dorsale della nostra economia. Le misure di liberalizzazione orami sono state adottate. Ora bisogna lavorare tutti insieme per formare e dare opportunità ai giovani, innalzare la qualità, servire al meglio i clienti.
Anche sull’occupazione femminile occorre fare molto di più. La maggiore presenza delle donne nella vita economica, sociale e politica dà già straordinari contributi alla crescita del paese, ma siamo lontani dagli obiettivi europei. Non siamo ancora un paese delle pari opportunità. La carenza di servizi scarica sulle donne compiti insostenibili, aggravati in alcuni casi da una crescita insopportabile delle violenze contro le donne.
La riforma del nostro welfare richiede azioni di ampio respiro per rilanciare il modello sociale europeo. Il welfare tradizionale, schiacciato sul maschio adulto e su pensioni e sanità, non funziona più. Non stimola la crescita della persona e non basta a correggere le disuguaglianze. Non occorrono isterismi. Occorre un cambiamento radicale: un welfare più universalistico e meno corporativo, che sostenga tutti i bisognosi, aiutandoli a rialzarsi e a riattivarsi. Per un welfare attivo, più giovane e al femminile, andranno migliorati gli ammortizzatori sociali, estendendoli a chi ne è privo, a partire dai precari; e si potranno studiare forme di reddito minimo, soprattutto per famiglie bisognose con figli.
Hanno trovato largo consenso parlamentare nei mesi passati le proposte su incentivi al pensionamento graduale con part time misto a pensione, con una “staffetta generazionale” per la parallela assunzione di giovani. Inoltre, per evitare il formarsi di bacini estesi di lavoratori anziani di difficile ricollocazione, studieremo forme circoscritte di gradualizzazione del pensionamento, come l’accesso con 3-4 anni di anticipo al pensionamento con una penalizzazione proporzionale.
Dobbiamo poi ricordarci che l’Italia migliore è un’Italia solidale. È per questo che il governo non può che valorizzare la rete di protezione dei cittadini e dei loro diritti, con misure tese al miglioramento dei servizi, da quelli sanitari a quelli del trasporto pubblico, locale e pendolare, con una particolare attenzione per i disabili e i non autosufficienti.
Vorrei a questo proposito rendere omaggio alle donne e agli uomini che ogni giorno consentono al nostro paese di godere di questa solidarietà e che mantengono unito il nostro tessuto sociale: i servitori dello Stato – quelli che rischiano la vita per proteggere le istituzioni, quelli che lavorano nella sanità per salvare delle vite, quelli che aiutano i nostri figli a crescere – ma anche gli operatori del volontariato, della cooperazione, del terzo settore e della galassia del 5 per 1000. È l’esempio che giornalmente viene dato da queste persone che ci fa riscoprire il valore del servizio pubblico.
Una speciale menzione merita la protezione civile, che ha dato una straordinaria prova nei terremoti in Abbruzzo e in Emilia e che ci ricorda che abbiamo un impegno alla prevenzione, con un piano di manutenzione contro il dissesto idrogeologico e la lotta all’abusivismo.

La riforma della politica
Vorrei che questo governo inaugurasse una fase nuova nella vita della Repubblica. Non il canto del cigno di un sistema imploso sulle sue troppe degenerazioni, ma un primo impegno per la ricostruzione della politica e del nostro modo di percepirci come comunità.
La ricostruzione però può partire solo da un esercizio autentico, non simulato, di autocritica. La verità è che la politica ha commesso troppi errori. Si è erosa, giorno dopo giorno, la credibilità della politica e delle istituzioni, vittime di un presentismo – vale a dire dell’ossessione del consenso immediato – che bloccato il Paese.
Ancora: non abbiamo compreso quanto le legittime istanze di innovazione, partecipazione, trasparenza, sottese alla rivoluzione del web, potessero tradursi in un oggettivo miglioramento della qualità della nostra democrazia rappresentativa anziché sfociare nel mito o nell’illusione della democrazia diretta.
Oggi abbiamo dinanzi un’altra sfida, ancora più complessa: quella dell’autorevolezza. L’autorevolezza del potere che non ha più, come in passato, il monopolio delle informazioni, ma deve avere il profilo e le competenze per discernere il vero dal falso nel flusso enorme di informazioni presenti nella Rete. L’autorevolezza di chi non si accontenta della verosimiglianza e del sentito dire, ma sceglie sempre e solo la verità e ha il coraggio e la pazienza di raccontarla ai cittadini, anche se dolorosa o brutale.
Per cominciare, bisogna recuperare decenza, sobrietà, scrupolo, senso dell’onore e del servizio e, infine, la banalità della gestione di un buon padre di famiglia. Ognuno deve fare la sua parte. A questo fine, per dare l’esempio, il primo atto del Governo sarà quello di eliminare con una norma d’urgenza lo stipendio dei ministri parlamentari che esiste da sempre in aggiunta alla loro indennità.
Nessuno, ripeto nessuno, può sentirsi esentato dal dovere dell’autorevolezza. Nessuno può considerarsi fino in fondo assolto dall’accusa di aver contaminato il confronto pubblico con gesti, parole, opere o omissioni. Con 11 milioni e mezzo di cittadini che hanno deciso di non votare, alle elezioni dello scorso febbraio, quello dell’astensione è risultato essere il primo partito. Non era mai accaduto prima: due milioni in più rispetto al 2008, quattro rispetto al 2006. Su questo sfondo la riduzione dei costi della politica diventa un dovere di credibilità. Pensate ai rimborsi elettorali: tutte le leggi introdotte dal 1994 ad oggi sono state ipocrite e fallimentari. Non rimborsi ma finanziamento mascherato.
Per di più di ammontare decisamente troppo elevato, come la Corte dei Conti ha recentemente confermato: 2 miliardi e mezzo di euro dal 1994 al 2012, a fronte di spese certificate di circa mezzo miliardo.E’, questa , solo una delle conferme del fatto che il sistema va rivoluzionato. Partiamo dunque dal finanziamento pubblico ai partiti, abolendo la legge troppo timida approvata l’anno scorso e introducendo misure di controllo e di sanzione anche sui gruppi parlamentari e regionali. Occorre poi avviare percorsi che finalmente consegnino alla libera scelta dei cittadini, con opportuni interventi sul versante fiscale, la contribuzione all’attività politica dei partiti.
È però anche importante collegare il tema del finanziamento a quello della democrazia interna ai partiti, attuando finalmente i principi sulla democrazia interna incorporati nell’art. 49 della Costituzione, stimolando la partecipazione dei militanti e garantendo la trasparenza delle decisioni e delle procedure.Rivendico con forza l’importanza di un temporaneo «governo di servizio al paese» tra forze sicuramente lontane e diverse tra loro. Credo che non sia facile votare insieme da posizioni così eterogenee, ma proprio per questo credo che questa sia una scelta che meriti rispetto anche da chi non la condivide perché non è motivata dall’interesse particolare ma da principi più alti di coesione nazionale. Questo è il senso del messaggio del Presidente della Repubblica alle Camere. Non dobbiamo avere paura di fare il nostro dovere per l’Italia. Noi dobbiamo dare il nostro contributo a ricostruire un patto di fiducia, a ritrovare il senso di una missione comune. Come italiani, si vince o si perde tutti insieme.
Sicuramente è e deve essere un’eccezione la convergenza di forze politiche che si sono presentate come alternative alle elezioni. Ma è eccezionale che dalle urne, anche a causa della legge elettorale, non sia uscita alcuna maggioranza; è eccezionale l’emergenza economica che il governo dovrà affrontare; è eccezionale il fatto che sia necessario riscrivere alcune regole costituzionali. Credo quindi che le forze politiche che sostengono il governo stiano dimostrando un grande senso di responsabilità e di attaccamento alle istituzioni. Vent’anni di attacchi e delegittimazioni reciproche hanno eroso ogni capitale di fiducia nei rapporti tra i partiti e l’opinione pubblica, che è esausta, sempre più esausta, delle risse inconcludenti.Ho imparato da Nino Andreatta la fondamentale distinzione tra politica, intesa come dialettica tra diverse fazioni, e politiche, intese come soluzioni concrete ai problemi comuni. Se in questo momento ci concentriamo sulla politica, le nostre differenze ci immobilizzeranno. Se invece ci concentriamo sulle politiche, allora potremo svolgere un servizio al paese migliorando la vita dei cittadini.
È per questo che intendo appellarmi alla responsabilità dei partiti e dei movimenti perché ritengo centrale il ruolo del Parlamento, con una continua interlocuzione con le forze politiche che non sostengono il Governo e con la creazione di luoghi permanenti di codecisione, ai quali parteciperò personalmente, tra il governo e le forze politiche che lo sostengono.

La riforma delle istituzioni
L’appello alla responsabilità e alla capacità di trovare terreni di convergenza è ancora più pressante nel nostro compito di riformare le istituzioni, anche perché auspico che per la scrittura delle regole che riguardano la vita democratica di tutti il fronte si allarghi anche alle forze che non hanno intenzione di sostenere il governo in modo organico, che devono partecipare pienamente al processo costituente.Vedo oggi una via stretta, ma possibile, per una riforma anche radicale del sistema istituzionale e del sistema politico.Un imperativo deve essere chiaro a tutti noi fin dal primo momento: in questa materia negli ultimi decenni abbiamo assistito troppe volte all’avvio di percorsi riformatori che si presentavano come risolutori, che nelle intenzioni anche sincere di chi li proponeva, promettevano di regalarci istituzioni più efficienti e capaci di decidere, oltre che maggiormente vicine ai cittadini, e che invece si sono infranti contro veti reciproci, chiusure partigiane, prese di posizione strumentali e contrapposizioni dannose nonostante i reiterati richiami del Presidente della Repubblica.
Al fine di sottrarre la discussione sulla riforma della Carta fondamentale alle fisiologiche contrapposizioni del dibattito contingente, sarebbe bene che il Parlamento adottasse le sue decisioni sulla base delle proposte formulate da una Convenzione, aperta alla partecipazione anche di autorevoli esperti non parlamentari e che parta dai risultati della attività parlamentare della scorsa legislatura e dalle conclusioni del Comitato di saggi istituito dal Presidente della Repubblica. La Convenzione deve poter avviare subito i propri lavori sulla base degli atti di indirizzo del Parlamento, in attesa che le procedure per un provvedimento Costituzionale possano compiersi.
Dal momento che questa volta l’unico sbocco possibile per questo tema è il successo nell’approvazione delle riforme che il paese aspetta da troppo tempo, fra 18 mesi verificherò se il progetto sarà avviato verso un porto sicuro. Se avrò una ragionevole certezza che il processo di revisione della Costituzione potrà avere successo, allora il nostro lavoro potrà continuare. In caso contrario, se veti e incertezze dovessero minacciare di impantanare tutto per l’ennesima volta, non avrei esitazioni a trarne immediatamente le conseguenze.
La moralità della politica è quella di prendere le decisioni che i cittadini si attendono, e di rispettare gli impegni presi di fronte al paese e alle istituzioni.
L’obiettivo complessivo è quello di una riforma che riavvicini i cittadini alle istituzioni, rafforzando l’investitura popolare dell’esecutivo e migliorando efficienza ed efficacia del processo legislativo. I principi che devono guidarci sono quelli di una democrazia governante: la capacità degli elettori di scegliersi i propri rappresentanti e di decidere alle elezioni sui governi e le maggioranze che li sostengono.
Dobbiamo superare il bicameralismo paritario, per snellire il processo decisionale ed evitare ingorghi istituzionali come quello che abbiamo appena sperimentato, affidando ad una sola Camera il compito di conferire o revocare la fiducia al Governo. Nessuna legge elettorale è infatti in grado di garantire il formarsi di una maggioranza identica in due diversi rami del Parlamento.Dobbiamo quindi istituire una seconda Camera – il Senato delle Regioni e delle Autonomie – con competenze differenziate e con l’obiettivo di realizzare compiutamente l’integrazione dello Stato centrale con le autonomie, anche sulla base di una più chiara ripartizione delle competenze tra i livelli di governo con il perfezionamento della riforma del Titolo V.
Bisogna riordinare i livelli amministrativi e abolire le provincie. Semplificazione e sussidiarietà devono guidarci al fine di promuovere l’efficienza di tutti i livelli amministrativi e di ridurre i costi di funzionamento dello Stato. Questo non significa perseguire una politica di tagli indifferenziati, ma al contrario valorizzare comuni e regioni per rafforzare le loro responsabilità, in un’ottica di alleanza tra il governo e i territori e le autonomie, ordinarie e speciali. Bisogna altresì chiudere rapidamente la partita del Federalismo fiscale, rivedendo il rapporto fiscale tra centro e periferia salvaguardando la centralità dei territori e delle Regioni. Si può anche esplorare il suggerimento del Comitato di Saggi istituito dal Presidente della Repubblica per la eventuale riorganizzazione delle Regioni e dei rapporti tra loro.
Occorre poi riformare la forma di governo, e su questo punto bisogna anche prendere in considerazione scelte coraggiose, rifiutando piccole misure cosmetiche e respingendo i pregiudizi del passato.

La legge elettorale è naturalmente legata alla forma di governo, ma si possono sin da ora delineare gli obiettivi fondamentali. Innanzitutto, dobbiamo qui solennemente assumere l’impegno che quella dello scorso febbraio sia l’ultima consultazione elettorale che si svolge sulla base della legge elettorale vigente. Cambiarla serve non solamente per assicurare la formazione di maggioranze sufficientemente ampie e coese, in grado di garantire governi stabili; ma prima ancora per restituire legittimità al Parlamento ed ai singoli parlamentari. Non possiamo più accettare l’idea di parlamentari di fatto imposti con la stessa presentazione delle candidature, senza che i cittadini abbiano la possibilità di individuare il candidato più meritevole.
Sono certo che le forze politiche siano in grado di trovare delle ottime soluzioni. Permettetemi di esprimere a livello personale che certamente migliore della legge attuale sarebbe almeno il ripristino della legge elettorale precedente.

La nuova Europa
Rappresentare l’intera nazione oggi significa prima di tutto sapere e ribadire che le sorti dell’Italia sono intimamente correlate a quelle dell’Unione europea. Due destini che si uniscono.
Nel 2012 tutti noi abbiamo vinto il premio Nobel anche se forse non ce ne siamo pienamente accorti. L’Unione Europea è stata premiata per un’alchimia politica senza precedenti: la trasformazione delle macerie di un continente di guerra in uno spazio di pace. Allora i nemici decisero di vivere insieme. Dopo insieme abbiamo promosso la democrazia e riunificato il continente dalle ferite della cortina di ferro. Insieme abbiamo dato vita al mercato unico. Insieme abbiamo concepito la cooperazione allo sviluppo, di cui siamo leader al mondo. Insieme ai ragazzi partiti nel 1987 per il primo Erasmus, abbiamo scoperto di avere nuove case e nuove famiglie. E insieme, nella crisi, dobbiamo ripartire da alcune verità, perché della verità non bisogna mai avere paura.
Primo: il Nobel non è alla memoria. L’Europa non è il passato, è il viaggio nel quale ci siamo imbarcati per arrivare nel futuro. L’Europa è lo spazio politico con cui rilanciare la speranza che ha animato la nostra società nella ricostruzione del dopoguerra. È lo spazio politico con cui mettere fine a questa guerra di stereotipi, di sfiducia e di timidezza, mentre la tragedia della disoccupazione giovanile mette un’intera generazione in trincea. L’Europa esiste solo al presente e al futuro, solo se alla storia scritta dai nonni e dai padri si affiancano le azioni dei figli e dei nipoti.
Secondo: l’Europa è il nostro viaggio. La sua storia non è scritta malgrado noi. È scritta da noi. L’orizzonte è europeo, con le università che devono diplomare laureati in grado di lavorare ovunque in Europa, e le imprese che devono inventare prodotti che siano competitivi a livello continentale se non globale. Pensare l’Italia senza l’Europa è la vera limitazione della nostra sovranità, perché porta alla svalutazione più pericolosa, quella di noi stessi. Vivere in questo secolo vuol dire non separare le domande italiane e le risposte europee, nella lotta alla disoccupazione e alla disuguaglianza, nella difesa e nella promozione di tutti i diritti. E soprattutto, l’abbattimento dei muri tra il Nord e il Sud del continente, così come tra il Nord e il Sud dell’Italia.
Terzo: il porto a cui il nostro viaggio è rivolto sono gli Stati Uniti d’Europa e la nostra nave si chiama democrazia. Guardiamo con ammirazione lo sviluppo delle altre nazioni, in particolare in Asia e in Africa, ma non vogliamo sognare i sogni degli altri. Abbiamo il diritto a sogno che si chiama Unione Politica e abbiamo il dovere di renderlo più chiaro. Possiamo avere «più Europa» soltanto con «più democrazia»: con partiti europei, con l’elezione diretta del Presidente della Commissione, con un bilancio coraggioso e concreto come devono essere i sogni che vogliono diventare realtà.
L’Italia vive in un mondo sempre più grande, caratterizzato dall’arrivo sulla scena di nuove potenze emergenti che stanno modificando gli equilibri mondiali. Di fronte a giganti come Cina, India e Brasile, i singoli Stati europei non possono che sviluppare una politica comune per raggiungere la massa critica necessaria ad interagire con questi nuovi attori e influire sui processi globali.
Questo significa un rinnovato impegno per una politica estera e di difesa comuni, tese a rinnovare l’impegno per il consolidamento dell’ordine internazionale, un impegno che vede le nostre Forze Armate in prima linea, con una professionalità e un’abnegazione seconda a nessuno. Lavoreremo per trovare una soluzione equa e rapida alla dolorosa vicenda dei due Fucilieri di Marina trattenuti in India, che ne consenta il legittimo rientro in Italia nel più breve tempo possibile.
L’Italia è saldamente collocata nel campo occidentale, ma la sua posizione geopolitica proiettata verso altre civiltà, la sua cultura abituata al dialogo e la sua economia vocata all’esportazione possono consegnarle un ruolo di ponte tra l’Occidente e le nuove potenze emergenti.
Questo è importante soprattutto nel Mediterraneo, dove il consolidamento delle primavere arabe, la risoluzione politica della crisi in Siria e la prosecuzione del processo di pace in Medio Oriente sono le questioni più urgenti.

Conclusione
In questi giorni ho pensato al personaggio biblico di Davide. Come lui, con lui, siamo nella valle di Elah, in attesa di affrontare Golia.
Nella valle delle nostre paure di fronte a sfide che appaiono gigantesche. Anche la sfida di metterci insieme per affrontarle. Come Davide in quella valle, dobbiamo spogliarci della spada e dell’armatura che in questi anni abbiamo indossato e che ora ci appesantirebbero.
Davide “prese in mano il suo bastone, si scelse cinque ciottoli lisci dal torrente e li pose nella sua sacca da pastore, nella bisaccia; prese in mano la fionda e si avvicinò a Golia”. Noi, dal “torrente” delle idee sulle quali ci siamo confrontati abbiamo scelto i nostri “ciottoli”, le nostre proposte di programma. La “fionda” l’abbiamo in mano insieme, governo e Parlamento. Ma di Davide ci servono il coraggio e la fiducia. Il coraggio di mettere da parte quella “prudenza politica” che spinge a evitare il confronto con le nostre paure, a rimanere nella valle e, se proprio decidiamo di muoverci, a farlo con indosso l’armatura. Il coraggio di affrontare la sfida liberandoci dell’armatura, forse lo abbiamo trovato. La fiducia è quella che chiediamo al Parlamento e agli italiani.