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Wednesday, May 8, 2013

LAVORO: RIPARTITI A ROMA I NUOVI CORSI PER LAVORARE NELLA RISTORAZIONE

Ripartono a Roma i nuovi corsi ANPA per receptionist, portieri, cuochi, pasticceri, pizzaioli, gelatieri, camerieri di sala, barman, governanti e food&beverage manager.
La prima ed esclusiva scuola-lavoro d'Italia, aperta a italiani e stranieri e dedicata, da oltre 20 anni alla formazione di corsi che riguardano la ristorazione descritti sopra.
Il metodo didattico è basato sullo svolgimento di tutti i corsi di formazione all'interno di prestigiosi alberghi e ristoranti. Gli alunni entreranno subito a contatto con il mondo del lavoro acquisendo una formazione rispondente a standard di lavoro internazionali.
I corsi prevedono un mese di formazione full time, cui seguirà un percorso di stage da 1 a 6 mesi all'interno di grandi hotel e strutture ristorative su territorio locale, nazionale ed estero, dove sperimentare a contatto con i clienti le competenze apprese con la formazione e crearsi delle opportunità di lavoro.
Per tutti gli alunni c'è la possibilità di entrare a far parte nella banca dati ufficiale dell'ANPA, appositamente istituita per attivare una sezione cerco/offro lavoro tra i giovani e le imprese, nonchè di iscriversi alle Associazioni Professionali di categoria patrocinatrici dei corsi nelle apposite sezioni "YOUNG" per favorire l'incontro con i professionisti del settore.
I corsi sono a numero chiuso e fanno posto a 15 allievi, si rivolgono a giovani e meno giovani, italiani e stranieri, uomini e donne con o senza esperienza nel settore, con qualunque grado di istruzione e con la voglia di trovare subito un impiego nell'industria del turismo.
Affrettatevi perche le richieste di iscrizione devono essere presentate entro il 10 maggio contattando i numeri 06.99706945-46 o recandosi presso la sede dell'ANPA (Via Orazio n. 3 - Metro A Lepanto).
Info: www.anpascuola.it
Skype: anpascuola.

Monday, May 6, 2013

MINISTRO CECILE KYENGE, FRASE CHOC IN TV: "REATO CLANDESTINITA' VA ABROGATO" . ED E' SUBITO BUFERA POLITICA

Il neo ministro Cecile Kyenge, da pochi giorni insediato dal governo Letta, sta già provocando dure reazioni nell'ambiente politico per alcune sue affermazioni che rischiano di provocare profonde spaccature.
E' il caso, ad esempio, della dichiarazione fatta ieri nel corso della trasmissione "In mezz'ora" in onda su Raitre e condotta da Lucia Annunziata: "Il reato di clandestinità andrebbe abrogato" ha detto il ministro, suscitando subito accese polemiche.

Durante l'intervista, Cecile Kyenge ha voluto descrivere brevemente alcune tappe che hanno caratterizzato la sua vita: "Un padre cattolico e poligamo, 38 fratelli figli di diverse madri." Anche lei in Italia arrivò come  irregolare: "Il vescovo della mia città mi aveva trovato una borsa di studio alla Cattolica di Roma", ma questa borsa non è mai arrivata e l'attuale ministro ha trascorso un anno in cui si è trovata costretta a cercare un lavoro per poter restare in Italia.

Sempre in tema politico ha aggiunto: "A chiedere che sia il principio dello ius soli a ispirare il legislatore sul conferimento della cittadinanza italiana è la società", ha ribadito il ministro lasciando presagire la possibilità di proporre un ddl di riforma sul tema dell' immigrazione. 

Renato Schifani, capogruppo del Pdl al Senato, ha immediatamente risposto: "Non si esageri e si usi maggiore cautela anche da parte dei membri del governo. Quello del ministro Kyenge, che annuncia urbi et orbi che il reato di immigrazione clandestina andrebbe abrogato ed un ddl sullo ius soli nelle prossime settimane, è soltanto l’ultimo episodio". 
Inoltre, Schifani ha ribadito come sia necessario evitare "proclami solitari, senza che gli argomenti siano discussi e concordati in un ambito collegiale". 
Anche Maurizio Gasparri ha alzato subito una barricata: "Le norme sul reato di immigrazione clandestina vanno rispettate e il ministro sa bene che su esse non è lei a poter decidere".

Sunday, May 5, 2013

VODAFONE, E' CRISI ANCHE PER LA TELEFONIA: SCATTA LA MOBILITA' PER 700 ESUBERI

Se la crisi economica riesce a colpire anche uno dei settori come la telefonia che, finora, aveva resistito alle difficoltà finanziarie, significa che tira davvero brutta aria in giro.

Le brutte notizie arrivano nientemeno che da Vodafone Italia e riguardano soprattutto i suoi lavoratori. 
Infatti, la compagnia di telefonia ha deciso di presentare un piano che, tra le altre cose, prevede 700 esuberi strutturali: il provvedimento è stato ritenuto altamente necessario e garantirà, secondo prevsione, un risparmio per l'azienda di 80 milioni di euro all'anno nei prossimi 18-24 mesi. 

Il piano è stato illustrato ieri ai sindacati, e in pratica, già a partire da domani, lunedì 6 Maggio, scatteranno le annunciate procedure di mobilità. Una mossa inevitabile, ha fatto sapere Vodafone, perché “un’azione di trasformazione ed efficienza passa attraverso la ridefinizione complessiva del costo del lavoro”. 

Di fronte a questa notizia, le forze sindacali nazionali si stanno spaccando. La Fistel Cisl ha già comunicato, tramite il suo segretario generale, Vito Vitale, tutta la sua disapprovazione per il provvedimento: “È inaccettabile un accordo che preveda licenziamenti dei lavoratori. Se l'azienda procederà unilateralmente siamo pronti a scioperare”. 
Più ottimista e meno catastrofista, invece, è il punto di vista di Salvo Uagliarolo, segretario nazionale della Uilcom Uil, che ha precisato: “L’azienda ha comunque intenzione di continuare a investire nella rete e servizi 900 milioni di euro”.

Sta di fatto che per molti lavoratori si prospetta da domani un periodo di sofferta preoccupazione per il loro futuro: per riprendere lo slogan pubblicitario della stessa compagnia telefonica, non potranno fare altro che augurarsi che la mobilità non duri "illimitatamente"...

Wednesday, May 1, 2013

PAPA FRANCESCO: 1 MAGGIO|SOCIETA' INGIUSTA QUELLA CHE NON DA' LAVORO

Papa Francesco, nell'udienza generale a Piazza San Pietro di oggi -Festa di San Giuseppe lavoratore- si è espresso così Il lavoro ci dà dignità, invece quelli che non lavorano non hanno questa dignità; ma tanti sono quelli che vogliono lavorare e non possono, quando una società è organizzata in modo che non tutti hanno la possibilità di lavorare, quella società non è giusta”.
In precedenza, nell'omelia della Messa celebrata nella Chiesa di Santa Marta, il Papa argentino ha usato toni anche più duri, a quanto riferisce Radio Vaticana “Non pagare il giusto, non dare lavoro perché si guarda solo ai bilanci, ai bilanci dell'impresa, soltanto a quello di cui si può approfittare, questo va contro Dio”.
Facendo riferimento alla recente tragedia che ha colpito il Bangladesh, ha aggiunto “Vivere con 38 euro al mese, questa era la paga delle persone che sono morte, si chiama lavoro schiavo”.
Nella medesima udienza, il Papa ha altresì puntato il dito contro le difficoltà che in vari Paesi incontra il mondo del lavoro e dell'impresa “Penso a quanti sono disoccupati molte volte a causa di una concezione economicistica della società che cerca il profitto egoista al di fuori dei parametri della giustizia sociale -ha poi detto papa Bergoglio- aggiungendo “Vi invito alla solidarietà e, comunque, a non perdere la speranza”.
Nel commentare il Vangelo proposto dalla liturgia in cui Gesù stesso viene chiamato “figlio di un falegname”, Bergoglio ha sottolineato come il lavoro sia “qualcosa di più che guadagnarsi il pane”.
Partendo dalle parole di San Paolo “Chi non vuole lavorare, non mangi”papa Francesco ha aggiunto, rivolgendosi alle tante persone che non riescono oggi a trovare un'occupazione stabile “Chi non lavora, ha perso la dignità”.
Il pontefice ha infine concluso indirizzando un accorato appello alla classe politica “Dico ai responsabili della cosa pubblica di fare ogni sforzo per dare nuovo slancio all'occupazione, preoccupandosi per la dignità della persona”.
Al termine dell'udienza generale il papa ha voluto ricordare che proprio oggi cade il secondo anniversario della beatificazione di Carol Wojtyla, Giovanni Paolo II, al quale l'attuale pontefice dimostra sempre più di volersi ispirare nel portare avanti la propria dottrina di fede.

Tuesday, April 30, 2013

Scuola, cosa significa lavorare come insegnanti precari in Italia: una testimonianza

Lavorare poco, e anticipare i soldi di tasca propria in attesa di uno stipendio che non si sa quando arriverà.
Questa è la condizione degli insegnanti precari italiani.
A testimoniare la triste realtà è Oriana, un'insegnante precaria che scrive alla redazione di OrizzonteScuola spiegando le sue difficoltà.

La lettera di Oriana
...sono una delle tante precarie che ogni mese aspetta la chiamata mattutina per recarsi a lavoro. Ogni giorno spostarsi ha dei costi che speri di recuperare con lo stipendio. A conti fatti succede a tutti, non a tutti capita invece di lavorare e di non vedersi arrivare lo stipendio allo scadere del mese. Mi chiedo come sia possibile che a noi supplenti non vengano riconosciuti gli stessi diritti dei dipendenti pubblici e privati??
E' il 29 aprile e sto ancora aspettando lo stipendio relativo al mese di marzo; oggi chiamo la
Scuola: cosa significa essere insegnanti precari in Italia...
segreteria della scuola per cui ho lavorato e come risposta mi è stata data :"Le notizie non sono buone, riceverai il pagamento a fine maggio".....ASSURDO!!!
Tanti come me si ritrovano a non poter affrontare le spese quotidiane, io tra virgolette mi sento anche fortunata in quanto non ho una famiglia a cui pensare tranne che me stessa, ma penso a quelle donne e a quegli uomini che invece ce l'hanno. Come possiamo rimanere sempre in silenzio; accettare questa situazione, come facciamo a svegliarci la mattina e ad avere ancora voglia di recarsi a scuola??? E' o non è questo amore per la professione?
Vorrei con questa lettera coinvolgere tutti i precari per uno sciopero generale e sperare con questo che ci vengano riconosciuti i nostri diritti ad una vita che seppur precaria almeno retribuita.”

Una situazione insostenibile
Come può una persona senza un lavoro fisso anticipare le spese necessarie per lavorare quando gli è possibile, per due mesi interi?
Come è possibile che mentre i nostri politici, che di certo sanno come sbarcare il lunario, prendono il loro stipendio regolarmente, i nostri insegnanti debbano aspettare 2 mesi per incassare quanto gli spetta?
Se il problema è la gestione delle risorse, non conviene pagare prima i precari, che guadagnano una miseria, e lasciare lo stipendio dei ricconi per ultimo?
Ordinaria storia di ingiustizia italiana...

Monday, April 29, 2013

LAVORO E DISOCCUPAZIONE : LOTTATE SENZA ARRENDERVI

Quella di trovare un lavoro, da sempre, è stata la sfida più grande che l'uomo abbia mai dovuto affrontare ma triste a dirsi negli ultimi tempi è divenuta una battaglia persa in partenza.
Nell'era del consumismo la gente è ridotta al lastrico. Sembra un paradosso ma è ciò che sta accadendo.
La crisi che sta colpendo l'Italia (e non solo) ha creato forti squilibri nelle nostre vite e ansia e preoccupazione per un futuro incerto fanno da titolo alle nostre giornate.
Fanno da titolo nei giornali invece le notizie di gente disperata che uccide e si uccide oppressa dal fatto di non riuscire ad arrivare a fine mese senza enormi sacrifici e rinunce.
Qualcuno invece, seppur non ridotto al lastrico, si sente comunque un fallito e cadendo in depressione forse inizia a bere tentando così di distruggere la propria vita lentamente.
Ubriacarsi, uccidere, uccidersi non è la soluzione adatta, il vero fallimento è proprio quello di arrendersi alla vita e lasciarsi andare così, senza aver lottato abbastanza.
Il mio vuole essere un appello a tutti quelli che in questo momento stanno vivendo questa situazione, sperando così di sensibilizzare i lettori e aiutarli, seppur nel mio piccolo, nel fargli capire che non sono da soli e che per quanto difficile possa essere la vita è bella e vale la pena di viverla.
cerco lavoro
Ponetevi l'obbiettivo di trovare lavoro e non mollate la presa finche non lo trovate, date un titolo alle vostre giornate e non date un titolo che non sia "NONOSTANTE TUTTO POSSO FARCELA!"
E'cosa indispensabile persistere quando si cerca lavoro.
Dopo alcune delusioni ci si può facilmente scoraggiare ed è per questo che dovete tenere in mente il titolo che avrete dato alle vostre giornate.
Nonostante tutto potete farcela!
Può darsi che dobbiate cercare lavoro in un campo differente dal vostro, ADATTATEVI e siate anche disposti a crearvelo il lavoro imparando così l'arte dell'arrangiarsi.
Non siate però così occupati da non aver tempo per concedervi ogni tanto un po’ di svago.
La continua ricerca di un lavoro crea tensione nociva e stress, mentre brevi periodi di svago recano sollievo.
Riscoprite le piccole gioie della vita, riflettete sulla bellezza di un tramonto, sul miracolo della vita, provate a trarre il buono in ogni cosa.
Pensate al fatto di dover insegnare il coraggio ai vostri figli e ai vostri nipoti e che per poterlo fare dovrete essere un grande esempio, non dovrete insegnarli a come costruirsi una carriera o a far soldi ma dovrete insegnarli a vivere e a lottare con coraggio anche in tempi duri come quelli che noi oggi stiamo vivendo.

DETTO QUESTO, COME DISSE UN CERTO THOMAS EDISON : "Non mi scoraggio perché ogni tentativo sbagliato scartato è un altro passo avanti."

Wednesday, April 24, 2013

Come mantenere buoni rapporti con i colleghi

E' risaputo gli amici te li scegli, i colleghi no!
Nonostante questo, si può cercare di instaurare con i colleghi un buon rapporto, di rispetto, collaborazione e in alcuni casi se si è fortunati anche di amicizia.
La prima regola per partire con il piede giusto quando si entra in un nuovo ambiente di lavoro è di Non essere Invadenti.
Se siete i "nuovi arrivati" cercate di non dare subito troppa confidenza, non sbilanciatevi, prendetevi del tempo per capire che tipo di persone avete di fronte ma senza esagerare con la riservatezza, potreste passare per quelli che "se la tirano".
Quindi l'atteggiamento ideale è un giusto equilibrio tra gentilezza e riservatezza.
Evitate di fermarvi alla prima impressione, prima di decidere che quel collega è un leccapiedi, che quell'altro è un arrivista e un altro ancora il coccolino del capo, cercate di conoscere la persona e le sue motivazioni, a volte le cose non sono come sembrano!
La seconda regola è Il Sorriso!
Sorridete, a inizio turno, anche se è lunedì, anche se la giornata è pesante, siate positivi, i vostri colleghi si trovano nella stessa situazione, non peggiorate le cose.
Evitate il pettegolezzo a tutti i costi, qualche chiacchiera non fa male a nessuno ma non fate in modo che uno dei vostri colleghi diventi l'argomento principale delle conversazioni, i pettegolezzi creano sempre un pregiudizio nei confronti degli altri.
Cercate di diventare una squadra vincente, dovreste avere degli obbiettivi comuni quindi concentratevi su quelli mentre lavorate.
Lasciate le questioni personali fuori dalla porta dell'ufficio.
Se avete discusso con un collega per motivi che non sono inerenti al lavoro dovete avere la capacità di non serbare rancore e almeno durante l'orario lavorativo mettete da parte i disaccordi.
Aiutatevi a vicenda, se un collega commette un errore e ve ne accorgete, risolvete il problema e poi parlatene con il diretto interessato prima di riferirlo ad altri.
Sdrammatizzate, è importante rendere le giornate lavorative meno pesanti possibile, lasciate sempre spazio alla battuta, alla risata, nel limite della professionalità ovviamente.
Ogni tanto organizzate uscite con tutti i colleghi, una birra dopo il lavoro o una cena aziendale servono a consolidare i rapporti e a conoscersi meglio come persone fuori dall'ambiente lavorativo.
Il rispetto è fondamentale, usate sempre toni e parole corrette, se ci sono delle discussioni mantenete la calma e la lucidità, un litigio in ambiente di lavoro non è mai ben visto soprattutto dai responsabili.
Osservando questi consigli la vostra vita lavorativa sarà serena e tranquilla, per quanto un collega possa non starci molto simpatico dobbiamo condividere con lui ogni giorno parecchie ore, di conseguenza talvolta è meglio scendere a compromessi piuttosto che rovinarsi le giornate.

Tuesday, April 23, 2013

LAVORO E DISOCCUPAZIONE | RENATO BRUNETTA FA "INFURIARE" GLI ITALIANI

Gli italiani incassano l'ennesima provocazione che dà lo stesso effetto di uno schiaffo in viso. Questa volta, la frase che ha dato veramente fastidio a tutti coloro che lottano ogni giorno per guadagnarsi il pane quotidiano e che fanno sacrifici per ritagliarsi la propria dignità, è stata pronunciata dall'ex ministro Renato Brunetta, intervenuto su Raiuno come ospite del pomeriggio domenicale, nella trasmissione "L'Arena" di Massimo Giletti.

«In Italia chi vuole lavorare lavora». Così ha risposto, infatti, il deputato Pdl rispondendo ad una domanda sulla crisi fattagli dal conduttore e commentando i nuovi e drammatici dati sulla disoccupazione in Italia resi noti dall'Istat.


Poi Brunetta continua nella sua provocazione: «Non è vero che in Italia non c'è lavoro: chi vuole un posto lo trova. Ai mercati generali cercano scaricatori, ma nessuno vuole alzarsi alle 5 di mattina», ha dichiarato. Ovvio che parole come queste hanno provocato indignazione, tant'è vero che sono immediatamente partiti i commenti (anche pesanti) di tutti coloro che hanno voluto dimostrare la propria rabbia e frustrazione.

I dati che l'Istat ha appena pubblicato sulla disoccupazione in Italia sono inquietanti: secondo l'istituto di statistica, nel 2012, ben 955mila famiglie hanno cercato lavoro (badate bene) con TUTTI i loro membri, una percentuale in rialzo del 32,3% rispetto all'anno precedente.

Inoltre, un sondaggio della Coldiretti ha appurato che l'anno scorso c'è stato un aumento del 9 per cento di famiglie che hanno domandato aiuti alimentari, con un totale di ben 3,7 milioni di persone che sono state assistite con pasti gratuiti nelle mense e pacchi di cibo.
E' proprio vero che chi non sa cosa vuol dire neppure lontanamente soffrire la fame, come il deputato Renato Brunetta, farebbe bene a soppesare meglio le parole....

CERCATE LAVORO IN ITALIA? NIENTE PAURA, L'AVETE TROVATO!


La pizza è senza dubbio uno il piatto simbolo del nostro Paese, insieme alla pasta: tant'è vero che ogni giorno in Italia sorgono nuove pizzerie, a testimonianza che si tratta un settore dove, per ora, la crisi non sembra farsi sentire, anzi.

Il presidente della FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) Enrico Stoppani ha denunciato, a questo proposito, al Corriere della Sera un dato davvero sorprendente, decisamente in controtendenza con l'alto tasso di disoccupazione presente nel nostro Paese e cioè che in Italia mancherebbero la bellezza di 6mila pizzaioli qualificati : 

“I nostri giovani la percepiscono come una professione a basso valore aggiunto. Anche chi frequenta l'alberghiero opta per la vita di chef nei grandi alberghi. Ma il vantaggio di imparare a fare bene la pizza è quello di trasformarsi da subito in imprenditori di se stessi”.

Addirittura, questa tendenza sarebbe in crescita e i posti di lavoro vacanti potrebbero aumentare nei prossimi mesi anche perchè è la stessa crisi economica a "reclamare" il bisogno di nuovi pizzaioli. 
La pizzeria, infatti, costa meno del ristorante, piace a tutti ed è quindi ultimamente più frequentata: inoltre, il rischio per chi ha intenzione di aprire una semplice pizzeria al taglio, è minimo e soprattutto nelle grandi città come Roma e Milano stanno aumentando in numero.

Dunque, sarebbe forse il caso che gli italiani raccogliessero la "provocazione" e cominciassero a prendere in seria considerazione la proposta: detto fra noi, meglio che questa cosa non si sappia oltre confine, altrimenti che figura ci faremmo, proprio noi che veniamo considerati nel mondo come i "re della pizza"? Corriamo subito ai ripari, allora!

Monday, April 22, 2013

GIORNATA NAZIONALE PREVIDENZA, 16-18 MAGGIO: SAPERNE DI PIU' SU PENSIONI E WELFARE

La Giornata Nazionale della Previdenza, giunta quest'anno alla sua terza edizione, è promossa da "Itinerari Previdenziali" e "Prometeia", e si pone l'obiettivo di migliorare la conoscenza dei temi previdenziali e renderli facilmente comprensibili a tutti al fine di favorire scelte consapevoli mirate a programmare il proprio futuro e quello dei propri cari. 

L'anno scorso  ha sfiorato le 4mila presenze, un numero in crescita rispetto al 2011. 

La manifestazione viene ormai considerata come l'appuntamento più importante dell’anno in fatto di welfare: è prevista, infatti, la partecipazione di enti previdenziali, casse privatizzate, fondi pensione, società di welfare integrativo, casse di assistenza sanitaria, con l'obiettivo di dare efficaci risposte e chiarimenti sulla propria posizione previdenziale.

La Giornata Nazionale della Previdenza è, dunque, in sintesi, un evento dedicato al mondo delle pensioni e del welfare, gratuito e aperto a tutti, dai più esperti a chi ancora non ne sa nulla.
 
L'appuntamento, quindi, è a Palazzo Mezzanotte, piazza Affari a Milano per il prossimo 16,17 e 18 Maggio 2013. Ciascuna giornata, pur accogliendo la generalità dei visitatori, avrà una sua caratteristica particolare e sarà rivolta a un target ben identificato:

PROGRAMMA:
 
Giovedì, 16 Maggio 2013 La prima giornata sarà dedicata a tutti i lavoratori, i liberi professionisti e gli operatori di mercato con l’evento inaugurale incentrato su «Educare alla responsabilità per un futuro socialmente sostenibile».
Venerdì, 17 maggio 2013

•    Un convegno per imparare a conoscere la previdenza e scoprire come attivarsi fin da subito per garantirsi un futuro tranquillo

•    La premiazione dei giovani vincitori del Premio GNP2013

•    Le principali Università italiane coinvolte. 

Sabato, 18 maggio 2013

•    Tanti incontri dedicati a conciliazione vita-lavoro, prevenzione per le donne e buona alimentazione per le famiglie..

•    Largo ai più piccoli con il camping bimbi! E per i più grandicelli laboratorio teatrale, maxi Monopoli, prime lezioni di economia...

Per chi volesse ricevere ulteriori informazioni in merito, potete consultare il sito Internet:

www.giornatanazionaledellaprevidenza.it

Sunday, April 21, 2013

TROVARE UN LAVORO IN GERMANIA: ECCO I POCHI DOCUMENTI NECESSARI PER ESSERE IN REGOLA

Se in Italia il lavoro scarseggia sempre di più, si fa sempre più strada tra i giovani (e anche meno giovani) l'ipotesi di migrare all'Estero, alla ricerca di qualcosa di meglio: secondo una rilevazione circa la popolazione italiana residente all’estero, si è appurato che, nel 2012, sono stati ben 78.941 i cittadini italiani che hanno deciso di tentare questa avventura oltre confine. 

Naturalmente, gli emigranti della fascia d’età compresa tra i 20 e i 40 anni, sono aumentati l'anno scorso del 28,3%.


Uno dei Paesi più "gettonati", in tal senso, è ancora (e aggiungiamo più che mai) la Germania che ha aperto le porte a 10.520 italiani. Sono diversi i motivi di questa scelta preonderante: un'economia ancora abbastanza solida, l'importanza di un buon stipendio e le tasse non eccessive sono tre buone ragioni per cui si sceglie il Paese teutonico.

A questo proposito, vediamo cosa ci serve, a livello di documenti, per chi decidesse di recarsi in Germania per lavoro:

Primo passo: Anmeldung e A.I.R.E. La prima cosa da fare, appena arrivati in Germania, è quella di recarsi al più vicino Burger Service, (in pratica, il nostro ufficio circoscrizionale), e farsi preparare l’Anmeldung, il certificato comprovante il nuovo domicilio. Per chi avesse deciso di restare in Germania a tempo indeterminato può iscriversi all’A.I.R.E. , comunicando ufficialmente la propria variazione di residenza: per fare ciò, bisognerà portare con sè il contratto d'affitto comprovante il nuovo domicilio.

Secondo passo: Steueridintetifikationsnummer. Si tratta dell' equivalente del nostro codice fiscale. Una volta ottenuti questi documenti, possiamo essere assunti da qualsiasi ditta che ci propone un lavoro.

Terzo passo:  L'aspetto previdenziale e copertura sanitaria. Una volta in mano questi documenti, occorre regolarizzarsi per quanto riguarda previdenza sociale e la copertura sanitaria. Bisogna andare in un ufficio fiscale (Finanzamt) con Anmeldung e Steueridintetifikationsnummer e compilare un modulo: dopo alcuni giorni si riceve, tramite posta, la tessera per la previdenza sociale e un codice di identificazione al fine di ricevere i contributi tedeschi.

In fin dei conti, si tratta di una procedura molto meno burocratica rispetto all'Italia ed ecco perchè molti italiani, perso per perso, ci provano considerando che in Germania c’è un’economia piuttosto sana, in grado anche di premiare i giovani con stipendi e contratti interessanti.

Ultimo aspetto: le tasse. Le legge tedesca prevede l'esenzione fino a ottomila euro e, inoltre, vi sono alcune deduzioni collegate ai premi assicurativi, alle donazioni e alle spese sostenute per la formazione professionale e il mantenimento dei coniugi. Il sistema fiscale tedesco è strutturato su tre livelli: accanto alle tasse federali, ci sono quelle regionali e comunali.