Showing posts with label omicidio. Show all posts
Showing posts with label omicidio. Show all posts

Thursday, April 25, 2013

Melania Rea: c'era una donna sulla scena del crimine.


C'era sicuramente una donna sulla scena del crimine nell'omicidio di Melania Rea, nel primo pomeriggio del 18 aprile 2011.
Una donna che ha lasciato tre tracce: un brillantino giallo e una perlina trasparente trovati nelle scarpe che Melania calzava quel giorno e che non provengono dal suo abbigliamento; un capello castano lungo 22 centimetri dal quale è stato estratto un profilo genetico che non ha niente a che vedere con quello della vittima; l'impronta insanguinata di una scarpa di piccole dimensioni lasciata sulla pedana di legno del chiosco Pineta di Ripe di Civitella a pochi metri dal corpo di Melania.
Quattro tracce alle quali il giudice unico che in primo grado ha condannato all'ergastolo Salvatore Parolisi non ha attribuito alcun valore, ma che potrebbero diventare molto importanti.
Il brillantino giallo e la perlina trasparente sono stati scoperti dalla geologa forense Eva Sacchi, la stessa che ha datato la morte di Elisa Claps analizzando i residui botanici trovati sul suo corpo.
Nel giugno 2011 Eva Sacchi ha avuto l'incarico della Procura di Teramo di campionare il terreno di Colle San Marco e di Ripe di Civitella e di esaminare i residui minerali, organici e vegetali presenti sulle scarpe e gli indumenti di Melania Rea.
Gli inquirenti volevano sapere in pratica se la giovane donna era stata sia a Colle San Marco sia a Ripe di Civitella oppure in uno solo di questi posti.
E dall'esame delle scarpe di Melania Rea sono saltati fuori un brillantino giallo e una perlina chiara e trasparente.
Quindi si può capire che è probabile che al momento in cui Melania Rea è stata spogliata dal medico legale i due oggetti fossero all'interno della calzatura o incastrati nella porzione dall'allacciatura della scarpa stessa.
Una cosa è certa: la perlina e il brillantino sono stati mostrati a Michele Doronzo, amministratore della ditta che produce queste scarpe e la risposta, messa a verbale, è esplicita: per abbellire le loro calzature loro non hanno mai usato questo tipo di perline e di brillantini.
Quindi di chi possono essere questi brillantini?
E la complice dell'omicidio di Melania Rea?

Tuesday, April 23, 2013

Chiara Poggi, Yara Gambirasio e Roberta Ragusa: la verità uscirà fuori?


Nel corso degli ultimi anni, sul banco degli imputati,oltre ai probabili assassini sono state processate le indagini, mal condotte, superficiali, piene di errori e spesso sostenute da un'acritica fiducia nella prova scientifica.
Oggi c'è la sensazione che l'iter processuale non convince per niente, e i cittadini fanno fatica a comprendere come e perchè sentenze di primo grado vengano ribaltate in Appello, quando poi non arriva la Cassazione a dire che il verdetto raggiunto non vale più, e bisogna rifare tutto.
E' successo a Perugia, per il delitto di Meredith Kercher, potrebbe accadere tra pochi giorni, per la morte di Chiara Poggi a Garlasco: anche se c'è il dubbio che Alberto Stasi torni a essere processato.
Sempre in tempi recenti, abbiamo assistito alla condanna in primo grado di Raniero Busco per l'omicidio di Simonetta Cesaroni, in via Poma a Roma: un presunto assassino poi assolto in Appello.
E' facile avanzare delle critiche a questo o a quell'aspetto del dipartimento, ben più complesso porre rimedio alla situazione.
Ma, questa cosa non è nuova, però sembra che oggi si presenti con allarmante frequenza.
Certo un processo potrebbe concludersi con molte più certezze che ombre se solo poggiasse su investigazioni meno lacunose.
Non è sempre possibile, soprattutto in quei casi in cui la vittima e il suo carnefice erano legati da una costante frequentazione.
In queste situazioni, trovare delle tracce di un marito, di un fidanzato sul corpo della compagna uccisa ha valore relativo, ma non basta.
Occorrerebbe uno sbarramento precedente, al momento del rinvio a giudizio.
E' a questo punto che bisognerebbe intervenire, obbligando a uno standard più alto di prove a carico prima di innescare l'iter giudiziario.
Negli Stati Uniti sono molto poche le cause che arrivano a processo, perchè nella maggior parte dei casi si raggiunge sempre un'intesa tra pubblica accusa e difesa senza il bisogno di entrare in un'aula di Tribunale.
Si fa presto però a sostenere che fuori dal nostro Paese le cose funzionano meglio.
Perchè dobbiamo ringraziare i giudici del distretto di Miami, Florida, se Chico Forti si trova in carcere da 12 anni, condannato dopo 24 giorni di un processo condotto su delle prove inesistenti e delle testimonianze fasulle.