C'è grande attesa per le decisioni che il Commissario Ue Karel De Gucht prenderà nella giornata di mercoledì prossimo, su quella che può ormai essere definita come la più grande disputa commerciale nella storia della Comunità Europea.
Anche se sulla vicenda vige, com'è comprensibile, uno stretto riserbo, alcuni osservatori ritengono -come già anticipato dall'agenzia Reuters- che da Bruxelles arriverà l'atteso via libera all'imposizione di dazi contro l'importazione di pannelli solari provenienti dalla Cina.
In ballo ci sono ben 21 miliardi di euro, a tanto ammonterebbe infatti l'export cinese di pannelli solari all'interno dell'Unione Europea.
Si pensi al fatto che, nel giro di pochi anni, la quota di mercato europeo occupata dai produttori cinesi di pannelli solari è schizzata dal nulla fino all'odierno 80%.
L'invasione made in China del settore ha, di conseguenza, messo in serie difficoltà parecchie imprese europee, tagliate letteralmente fuori da prezzi inferiori addirittura del 45%: la tedesca Q-Cells, ad esempio, lo scorso anno ha dichiarato l'insolvenza, mentre un'altra impresa teutonica, la Solarworld, proprio in questi giorni sta negoziando la ristrutturazione del debito.
I produttori europeihanno quindi deciso di rivolgersi a Bruxelles che, già dallo scorso mese di settembre, ha avviato un'indagine al riguardo.
Gli inquirenti europei accusano la Cina di “dunping”, vale a dire di vendita all'estero a prezzi inferiori a quelli praticati in patria.
Se questo comportamentocommercialmente scorretto fosse dimostrato, l'Europa potrebbe applicare dei dazi difensivi per un periodo di 5 anni, con l'applicazione di tariffe tali da ridurre in modo più che sensibile l'attuale vantaggio competitivo di Pechino.
I dazi provvisori potrebbero scattare già dal 6 giugno prossimo tenuto conto che, in assenza di un'intesa fra Cina e Ue entro la fine dell'anno, potrebbero diventare definitivi con voto a maggioranza semplice di almeno 14 governi su 27, ciò per 5 anni.
Al fine di scongiurare questo rischio, il governo cinese sta attuando pressioni sia sui governi di alcuni Stati membri, sia sulle imprese europee per fermare le decisioni di Bruxelles.
I cinesi, del resto, possono contare sul pieno sostegno degli importatori e società di servizio operanti in Europa, che in questi anni hanno beneficiato proprio dei bassissimi prezzi praticati dai cinesi per far lievitare il loro fatturato.
Schierate apertamente per l'introduzione dei dazi sono, ovviamente, tutte le aziende produttrici di pannelli solari o componenti, per le quali arginare la concorrenza made in Cina rappresenta ormai una questione di vita o di morte.
Queste ultime citano l'esempio degli Usa, che già nel marzo dello scorso anno hanno introdotto dazi per l'import di pannelli solari provenienti dallaCina, misura questa diventata definitiva lo scorso novembre.
Bisogna altresì registrare che, nel caso statunitense, la reazione delle imprese cinesi è stata durissima, tanto che le stesse hanno annunciato che, per aggirare i dazi imposti, faranno produrre i loro pannelli solariin altri paesi del continente asiatico.

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