Thursday, April 25, 2013

Gli evasori e i paradisi fiscali: cosa li aspetta?


Purtroppo, fin quando ci saranno certi "bravi" commercialisti che sanno come si fa e lo fanno e, anche fin quando ci saranno alcune banche che alla "clientela migliore" raccomandano certi commercialisti, i paradisi fiscali e gli evasori continueranno a vivere.
Così come fin quando ci saranno la Svizzera, di cui tutti parlano, ma anche l'Australia, da cui pochi conoscono l'impenetrabilità del segreto bancario, pappa e ciccia con la Germania.
Del resto Cipro, ormai conclamata base di riciclaggio in euro di denari illeciti in arrivo dai magnati russi, sulla lista nera dell'Ocse nemmeno c'era.
A conferma che l'esistenza di certi luoghi fiscalmente ameni e tollerata, anzi peggio: è considerata sotto sotto, da tutti, utile.
Guardate i due terzi delle nostre società quotate che hanno holding in Lussemburgo.
La super-inchiesta giornalistica internazionale ribattezzata "Offshoreleaks" ha magari scoperchiato la cassaforte dei paradisi fiscali, però, sui 120 mila nomi che ha fatto, quelli italiani sono appena 200, meno dello 0,2 per cento del totale.
E se si considera il nostro come uno dei Paesi a più alta evasione, forse il risultato non è poi così rappresentativo, almeno per l'Italia onesta.
Da noi si vedono parcheggiate auto in leasing con targa ceca e gipponi con targa monegasca guidati da spudorati signori che hanno l'esenzione del ticket in farmacia.
Bisogna ammetterlo c'è talento, anzi c'è un'industria parallela in cui centinaia di persone studiano, viaggiano, s'impegnano perchè quanto per noi è normale, giusto e inevitabile come pagare le tasse, sia per altri un dovere scampato.
E' vero che il nostro Paese è schiacciato da una pressione fiscale devastante: il 52 per cento nel quarto trimestre del 2012 significa che, se si tiene lo stesso passo per un anno, si lavora per lo Stato fino al 9 luglio.
Ma questo non è un alibi: è, semmai, la conferma che qui si pressano in modo crescente sempre gli stessi, perchè gli altri non li beccano mai o quasi.
Anche se ora, finalmente, ci si prova molto più di prima.
L'inchiesta giornalistica ha violato i segreti di 122 mila società Off shore create nelle Antille e in Polinesia, e anche se gli italiani sono pochi, sono comunque degli evasori.

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